Attentato a Parigi, identificati i tre killer, due hanno combattuto in Siria


Sono stati identificati e localizzati i tre killer che questa mattina hanno terrorizzato Parigi. Si tratta di Said Kouachi, nato nel 1980 a Parigi, e Chérif Kouachi, nato nel 1982 a Parigi. Sarebbero due franco-algerini, di 32 e 34 anni e un ragazzo di 18 anni ancora non identificato. I primi due sarebbero tornati in Francia quest’estate dalla Siria, secondo la polizia sono loro i killer che hanno sparato nei locali di Charlie Hebdo uccidendo 12 persone e ferendone 8.  Lo rivela il quotidiano francese Liberation, citando fonti confidenziali. I killer, vestiti con le tute nere dei reparti speciali sono stati identificati e localizzati. Sembra che tutti provengano da Gennevilliers, un comune francese di 41mila abitanti situato nel nord della Francia, a 30 km (circa 10 minuti in macchina) da Parigi.

Amid Mourad, 18 anni, il più giovane dei tre ricercati si è presentato alla polizia dopo aver visto il suo volto su tutte le televisioni e i siti internet del paese. S è consegnato alla polizia di Charleville-Mezières, vicino al confine con il Belgio, dove era in corso un’operazione di polizia che ha portato all’arresto anche di un familiare dei sospettati. Però il suo coinvolgimento nei fatti di sangue di ieri non appare scontato e la sua posizione si sarebbe alleggerita nella notte, sebbene il giovane resti ancora in stato di fermo. Infatti i sospetti su di lui sarebbero messi in dubbio da un alibi di ferro: al momento dell’attentato, intorno alle 11.30, il giovane sarebbe stato a scuola. Dunque, potrebbe trattarsi di un omonimo del terzo uomo ricercato.

I due fratelli, sono nati a Parigi, e hanno “un profilo da piccoli delinquenti”. Il più giovane dei due, Chérif, era già stato arrestato nel 2008 e condannato a tre anni di prigione, di cui 18 mesi con la condizionale, in quanto componente di un gruppo che inviava combattenti estremisti in Iraq, basato nel diciannovesimo arrondissement di Parigi. Nel quadro di quell’inchiesta, alcuni componenti del gruppo avevano ammesso di aver “fomentato dei progetti di attentato”, ma senza metterli in atto. Scontata la pena, Chérif e il fratello “avevano fatto di tutto per farsi dimenticare”. e si erano “messi a riposo” a Reims. Fino a ieri.

La polizia francese ha divulgato un appello, corredato dalle foto dei due ricercati, sospettati del massacro. Si tratterebbe di due franco-algerini, due fratelli di 32 e 34 anni, tornati in Francia quest’estate dalla Siria. Il “terzo uomo” sarebbe un giovane di 18 anni “senza fissa dimora” che avrebbe aiutato i due assalitori e che ora, se la notizia sarà confermata, si sarebbe appunto già arreso, consegnandosi agli agenti di polizia a Charleville-Mézières. “Chérif Kouachi e Said Kouachi sono presumibilmente armati e pericolosi” si legge nel manifesto.

 



Ora la Francia si sente assediata, proprio in un momento in cui l’opinione pubblica si sta interrogando sulla sempre crescente – e spesso poco controllata – presenza islamica nel paese. Quellli di oggi sono stati pochi minuti di terrore, ma dei quali la Francia parlerà per anni. Anche perché si è trattato dell’attentato più cruento dal 1961, cioè dai tempi della guerra di Algeria, quando un attentato dell’Oas anti-indipendenza provocò 28 morti il 18 giugno, con una bomba colpì il treno Strasburgo-Parigi a Vitry-Le-François. Cinque minuti che hanno visto protagonisti due uomini armati di kalashnikov nella sede del Charlie Hebdo, settimanale satirico da qualche anno al centro della polemica. Il numero delle vittime è altissimo: dodici, tra cui due agenti di polizia, il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto un arte Charb, e i tre più importanti vignettisti (Cabu, Tignous e Georges Wolinski). Stando al racconto di alcuni testimoni, i due assalitori hanno aperto il fuoco gridando: “Vendicheremo il Profeta” e “Allah u Akbar” (Allah è grande).

(continua dopo la foto)


Cinque minuti di terrore – Le polemiche si annunciano pesanti anche per alcuni dettagli di non poca importanza. Secondo la testimonianza della vignettista Coco, gli attentatori parlavano perfettamente francese e hanno rivendicato di essere di al-Qaeda: “Ero andata a cercare mia figlia al kindergarten. Giungendo davanti alla porta del palazzo del giornale, due uomini incappucciati e armati ci hanno brutalmente minacciato. Volevano entrare, salire. Ho aperto la porta con il codice numerico. Hanno sparato su Wolinski, Cabu… È durato 5 minuti… Mi ero rifugiata sotto la scrivania… Parlavano perfettamente francese…hanno rivendicato di essere di al-Qaeda”. E il fatto di parlare un francese perfetto alimenta l’ansia della presenza di integralisti islamici tra le nuove generazioni di immigrati, cioè giovani nati e cresciuti nell’Esagono ma “a disposizione” della jihad perché folgorati dai reclutatori.

Strage al giornale satirico, ecco il video dell’attacco. Il grido “Allah è grande”

Attentato perfettamente organizzato – I due uomini armati autori dell’assalto – tre secondo alcune fonti – sono fuggiti, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto. Ma altre fonti parlano della possibilità che abbiano un ostaggio. Durante la fuga, i killer hanno investito un pedone a porte de Pantin, nel 19esimo arrondissement nella zona nord di Parigi. L’auto è stata ritrovata per strada. Secondo altri media online, gli uomini in fuga avrebbero assalito un altro automobilista in quell’area. Appare evidente che quello di oggi è stato un attacco studiato nei dettagli proprio perché messo a segno nel giorno della riunione settimanale della redazione. “Gli aggressori erano ben informati: mercoledì mattina si tiene la riunione di redazione settimanale”, ha scritto su Twitter la giornalista di Liberation, Isabelle Hanne. Una fonte vicina all’inchiesta ha poi detto che gli aggressori sono entrati nella sede e si sono fatti accompagnare dai giornalisti di cui avevano chiesto notizia all’ingresso.

Sventati altri attacchi terroristici – Il presidente francese, François Hollande, arrivato sul luogo dell’attentato, è stato il primo a parlare a livello ufficiale: “È terrorismo, non c’è dubbio”. E l’inquilino dell’Eliseo ha rivelato che “diversi attentati sono stati sventati nelle scorse settimane”. “Siamo in un momento difficile: molti attentati erano stati evitati, sapevamo di essere minacciati perché siamo un paese di libertà”, ha concluso.

Uno dei poliziotti uccisi si chiamava Ahmed – Uno dei due poliziotti uccisi nella strage aveva 49 anni e faceva la scorta al direttore del settimanale, scrive Le Figaro, precisando che il secondo poliziotto colpito e poi ucciso con un colpo alla testa dai terroristi aveva 42 anni e si chiamava Ahmed, nome di chiare radici musulmane. Secondo un sindacato di polizia negli ultimi giorni le minacce contro il direttore del settimanale si erano intensificate.

Perché contro il Charlie Hebdo – E’ nel 2006 che l’Hebdo divenne noto al pubblico internazionale con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten facendo balzare le vendite dalle 140mila alle 400mila copie, rando l’ira del mondo islamico e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l’allora direttore Philippe Val fu assolto l’anno dopo da un tribunale francese. La battaglia contro i tabù dell’estremismo islamico è comunque andata avanti, fino all’ultima provocazione: il numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette “cento frustate se non morite dal ridere”. “Sì, l’Islam è compatibile con l’umorismo”, hanno scritto i redattori del settimanale, disegnandovi accanto il Profeta islamico con un naso rosso da clown. Prima che l’edizione arrivasse nelle edicole, la sede della rivista è stata distrutta da un incendio provocato da un lancio di molotov.

Le parole di Hollande – Le vittime dell’attacco a Charlie Hebdo, i feriti, le loro famiglie e chi è loro vicino “sono oggi i nostri eroi”. Lo ha dichiarato in un messaggio televisivo il presidente francese Francois Hollande proclamando per domani il lutto nazionale. Domani in Francia sarà “una giornata di lutto nazionale” e a mezzogiorno ci sarà un minuto di silenzio generale in memoria delle vittime dell’attacco a Charlie Hebdo, ha detto Hollande, aggiungendo che tutte le bandiere saranno a mezz’asta per tre giorni.

 

Strage al Charlie Hebdo, ecco tutte le vignette sull’Islam che hanno fatto infuriare gli integralisti

Strage Charlie Hebdo, un poliziotto a terra ucciso a sangue freddo