Premio Pulitzer in manette, è un clandestino


“Ho vissuto l’American Dream. Ma sono ancora un immigrato senza documenti” rivelò tre anni fa Jose Antonio Vargas, giornalista premio Pulitzer di origine filippina cresciuto negli Usa. Raccontò in un lungo articolo la sua doppia vita, tra il successo e il continuo tentativo, con bugie e falsificazioni, di non farsi scoprire. E chiese la cittadinanza a stelle e strisce per quanti si trovavano nella sua condizione. Quella riforma non è arrivata, ma due giorni fa per Vargas sono scattate le manette. Era all’aeroporto di McAllen, in Texas, una sorta di Lampedusa d’America, per protestare contro i rimpatri dei migranti, spesso minori soli, che attraversano il confine con il Messico. La polizia non ha trovato un visto valido sul suo passaporto filippino e lo ha fermato per diverse ore. Ora dovrà affrontare un processo, con il rischio, piuttosto remoto, di essere espulso dal Paese dove ha costruito vita e carriera. “Mi hanno rilasciato – ha spiegato il giornalista – perché non sono considerato una minaccia, ma neanche gli undici milioni di immigrati senza documenti che vivono in questo Paese sono una minaccia”.








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