“L’Isis mi fa lavare i piatti e l’Ipod non va”, le lettere dei terroristi piagnoni


Voleva fare la guerra santa, è finito a pulire i bagni e a caricare acqua per i miliziani dell’Isis. Quando poi ha rimediato una brutta ferita,  se n’è tornato a Mumbai, dove è stato arrestato con l’accusa di terrorismo. La triste parabola dell’ingegnere indiiano Areeb Majeed, 23 anni, è solo una delle tante storie di foreign fighters disillusi, che dopo essere partiti gonfi di ideali e propaganda per l’Iraq e la Siria, rientrano a casa con la coda tra le gambe e rischiano la prigione. Dalla Francia, ad esempio, si stima che siano partiti oltre mille giovani, ma almeno un centinaio sono tornati indietro e tanti altri vorrebbero seguirli. (continua dopo la foto)



Le Figaro ha pubblicato alcune lamentose lettere dal “fronte” che fanno pensare più a piagnoni lontani da mammà che a feroci jihadisti: “Non ho fatto quasi altro che consegnare vestiti e cibo. Ho anche pulito armi e spostato i cadaveri dei combattenti uccisi”, “Il mio iPod si è rotto”, “Arriva l’inverno, comincia a fare veramente freddo”, “Mi fanno fare solo il lavapiatti, non ne posso più”, “Voglio ritornare a casa”. Le famiglie hanno messo le lettere in mano a un gruppo di avvocati per ottenere la garanzia che, una volta tornati in Francia, i ragazzi non finiscano in prigione. Ma non sarà impresa facile (continua dopo la foto)

“Il nostro martire più giovane”. L’Isis e i baby testimonial del terrore


“Abbiamo preso contatti con la polizia e le autorità giudiziarie, ma si tratta di una materia molto sensibile – ha spiegato uno degli avvocati – Tutti comprendono che più queste persone rimangono laggiù e più diventeranno delle bombe ad orologeria quando torneranno a casa. Ma nessuno vuole correre il rischio di avere una politica ufficiale che incoraggi i disillusi a fare ritorno. Che succederebbe se uno di loro fosse poi coinvolto in un attentato terroristico in Francia?”.