“Maddie McCann è morta”. La notizia più brutta: la polizia non ha dubbi. Finalmente un barlume di verità: “Cosa le è successo”


Era stato arrestato a Milano il 27 settembre del 2018 il pedofilo 43enne indagato per l’omicidio della piccola Madeleine McCann, la bambina scomparsa in Portogallo nel 2007. L’uomo, condannato per possesso di materiale pedopornografico e abusi su minori e attualmente in carcere in Germania, era stato fermato nel capoluogo lombardo in esecuzione di un mandato di arresto internazionale per fatti di droga e consegnato alle autorità tedesche il 10 ottobre del 2018.

La svolta è arrivata dalla Germania, frutto della cooperazione d’indagine tra la procura di Braunschweig e la polizia portoghese. E con il coinvolgimento successivo di Scotland Yard, impegnata da anni a seguire ogni pista disponibile, fra un’estensione e l’altra dei termini di chiusura del fascicolo e delle risorse stanziate, ma in passato incapace di stabilire rapporti di fiducia con i colleghi lusitani. (Continua a leggere dopo la foto)








Il sospetto, questa volta, ha un nome e un cognome: è un predatore sessuale tedesco, oggi 43enne già condannato nel 2017 e incarcerato a Kiel per reati a sfondo pedofilo, residente dal 1995 al fatale 2007 in Algarve, fra Lagos e Praia de Luz: proprio la località in cui Maddie scomparve dalla camera del resort in cui la mamma e il papà, Kate e Gerry McCann, l’avevano lasciata addormentata per un’uscita serale nelle vicinanze. (Continua a leggere dopo la foto)






I dettagli sull’investigazione e sull’identità dell’investigato restano al momento coperti dal riserbo. Hans Christian Wolters, della Procura di Braunschweig, si è limitato dopo l’annuncio di ieri a rilanciare oggi un appello a ogni possibile testimone dell’orrore e a chiarire che l’unica speranza realistica è far giustizia d’un omicidio. “Noi pensiamo che la bimba sia morta”, ha tagliato corto a scanso di voli pindarici. (Continua a leggere dopo la foto)



 


Quanto all’inquisito, ha aggiunto, “si tratta di un predatore sessuale, già condannato per abusi contro bambini e che sta scontando una lunga pena”. La polizia britannica, dal canto suo, si è unita all’appello con convinzione per bocca di Mark Cranwell, capo d’un team di detective istituito ad hoc in questi anni. Cranwell ha reso pubblici anche due numeri di telefono portoghesi, uno appartenuto al sospetto all’epoca dei fatti, l’altro a una persona che l’avrebbe contattato la sera della sparizione della piccola e il cui contributo potrebbe rivelarsi “cruciale”.

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