Valentina, torturata e uccisa dal papà e dalla matrigna: aveva solo 9 anni


Quella che vi stiamo per raccontare è una vicenda atroce. Ha provato a chiedere aiuto alla matrigna mentre il papà la torturava, cominciando a bruciarle i piedi e le gambe con acqua bollente, prima di strangolarla e percuoterla. Si arricchisce di nuovi, raccapriccianti dettagli il caso della morte di Valentina Fonseca, la bambina di 9 anni scomparsa dalla casa paterna e poi trovata cadavere pochi giorni dopo in un campo di eucalipti nella zona di Peniche, in Portogallo.

Per l’omicidio, che ha sconvolto Lisbona e dintorni, sono finiti in manette il papà della piccola, Sandro, e la sua compagna, Marcia. Sarebbero stati loro a confessare il luogo in cui avevano occultato il cadavere dopo aver martoriato il corpo della bambina, che stava trascorrendo la quarantena per l’emergenza Coronavirus con loro e con gli altri figli della coppia. (Continua a leggere dopo la foto)










Stando a quanto ricostruito dalla stampa locale, in particolare dal quotidiano Correio da Manhã, la notte in cui Valentina è morta ha subito una serie di torture da parte del padre. Ha provato a chiedere aiuto alla matrigna, ma era rimasta senza forze a causa delle percosse subite. A risultarle fatale sarebbe stato un forte schiaffo sulla testa. (Continua a leggere dopo la foto)








La conferma arriva dai primi risultati dell’autopsia. Dopo averle fatto perdere conoscenza, la coppia ha lasciato morire la bambina sul divano, dopo circa 13 ore di agonia, mentre i suoi aguzzini, si legge in un documento a cui ha avuto accesso la rivista Sabado, “restavano indifferenti al suo dolore”. (Continua a leggere dopo la foto)

 


Poi, sono stati sempre loro due a trasportare il corpo senza vita della piccola in una zona boschiva lungo la strada che porta a Serra d’el Rey, nel distretto di Leiria. Entrambi sono ora accusati di omicidio e occultamento di cadavere. La donna è stata trasferita nella prigione di Tires, mentre il padre di Valentina rimarrà in custodia a Lisbona in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

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