Coronavirus, studentessa di 17 anni muore dopo 2 settimane di terapia intensiva


Aveva solo 17 anni Kamylle Ribeiro, la studentessa deceduta a causa del Coronavirus all’ospedale Moacyr do Carmo di Duque de Caxias, città dell’hinterland di Rio de Janeiro, in Brasile. La notizia è stata diramata ieri dai quotidiani locali e ha suscitato molto scalpore. Kamylle, infatti, aveva solo 17 anni. È una delle vittime più giovani del Covid-19.

Inoltre, sempre stando a quanto riporta la stampa locale, la ragazza, che non aveva patologie pregresse.Kamylle aveva manifestato febbre e tosse, i classivi sintomi da coronavirus, più di due settimane fa e per questo motivo era stata ricoverata all’ospedale di Moacyr do Carmo di Dunque de Caxias. Kamylle è la più giovane vittima di Covid-19 nello Stato di Rio. In Brasile, il secondo Stato più colpito dal numero di decessi e di casi confermati dopo quello di San Paolo. Anche la madre di Kamylle era risultata positiva al tampone del Covid-19. (Continua a leggere dopo la foto)








Le due avevano mostrato i primi sintomi della malattia alla metà di marzo e si erano messe in quarantena a casa. Ricoverata in terapia intensiva il 24 marzo, Kamylle è morta 20 giorni dopo l’ingresso nel nosocomio della città dove abitava con la famiglia nonostante i medici le avessero somministrato la cura sperimentale a base di clorochina. La madre, Germaine Ribeiro, è guarita ed è stata dimessa. (Continua a leggere dopo la foto)






Sperimentazione clorochina – “Siamo di fronte ad una malattia che rimane orfana, abbiamo difficoltà a trovare qualcosa che veramente funzioni. Limitazioni da questo punto di vista ne abbiamo di veramente importanti, non ci sono dati precisi su quanto funzioni questo o quel farmaco, compresa la clorochina. Sulla clorochina ‘fai da te’, fuori dagli ospedali vorrei sottolineare alcuni pericoli oggettivi”, aveva detto il professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, a Omnibus su La7. (Continua a leggere dopo la foto)



 

“Le persone con favismo, che in Italia non sono poche, questo farmaco non lo possono assumere perché rischiano crisi emolitiche, effetti collaterali molto pesanti e molto pericolosi. Questo farmaco crea anche problemi cardiologici. Messo tutto assieme, abbiamo poco da usare, se non nulla, a livello domiciliare”, aveva detto. “Continuiamo a trovare difficoltà a capire quanto funzionino farmaci che somministriamo in ospedale, con un paio di eccezioni che ci danno speranze o quantomeno qualche soddisfazione”.

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