“Questo è il mercatino più bello di Berlino”. La ricostruzione degli ultimi istanti di Fabrizia. “Vado a farmi una passeggiata”, poi più niente. Il racconto del padre, dei colleghi e degli amici


 

Nessuno può immaginare, comprendere e capire appieno la pena che i familiari di Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza italiana presumibilmente rimasta uccisa a Berlino durante l’attentato del 19 dicembre, hanno sentito nel momento in cui non c’era più nessuna speranza di ritrovarla viva. Si è parlato molto di lei in questi giorni, tutti la descrivono come una ragazza meravigliosa, pacata, dolcissima e seria. Ed è forse per questo che ripercorrere le ultime ore della sua vita è tanto doloroso. L’ultima cosa che si sa di lei è di quando Fabrizia ha infilato l’angolo della Hallesrstrasse ed è passata davanti ai ristorantini italiani dove andava ogni tanto per sentirsi a casa, Il Pozzetto e Il Lucano, ha detto ai suoi amici che andava “al Weinachtmarkt qui dietro, ho letto che è uno dei mercatini di Natale più belli”. Qualcuno da incontrare, forse. Poche fermate d’autobus, quattro passi in questo freddo che piace a chi è vissuto in Abruzzo. Uno sguardo alla Sprea, “fantastico, adoro questo posto”, Fabrizia che ogni tanto s’appoggiava alla balaustra con una Berliner Pilsner e guardava l’arena Badeschiff, le acque lente, e postava i suoi tramonti sui social. Fabrizia amava la sua Berlino, ci stava bene, ci lavorava alla grande. Ma poi tutto è finito così, all’improvviso, il buio è arrivato sotto forma di un gigantesco tir cupo come la morte. (Continua dopo le foto)




Il primo a sapere è stato il papà. Era a Sulmona davanti alla tv e hanno interrotto le trasmissioni per dire della strage. A Charlottenburg. Proprio dove ha sempre lavorato Fabrizia. Un brivido: Gaetano Di Lorenzo ha preso il cellulare e provato a chiamare e a chiamare ancora e a richiamare e a riprovare. Niente. Sempre a vuoto. Alla decima volta qualcuno ha risposto, in tedesco: “Abbiamo capito che era finita all’una e mezza di notte — dice ora mentre sta per raggiungere la moglie e il suo ragazzo già arrivati in Germania —. Siamo stati noi a chiamare la Farnesina. Mio figlio è lì ad aspettare l’esame del Dna, ma non m’illudo. Non dovrebbero esserci dubbi…”. L’ambasciatore Piero Benassi assiste la famiglia all’obitorio, serve comunque il riconoscimento.

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Ma la Procura di Roma ha già aperto un fascicolo e per terra col telefonino c’era l’abbonamento della metropolitana — “Name: Di Lorenzo” — e nelle celle frigorifere rimangono quegli otto corpi difficili da ricomporre. “Questa mattina Fabrizia non s’è presentata al lavoro”, è la dichiarazione della 4Flow, e il tono è delicato. “Doveva tornare in Abruzzo giovedì, poi voleva che facessimo Capodanno insieme a Berlino. Ma in casa avevamo un po’ paura, i miei fratelli dicevano che con questi attentati in giro non era il caso…”, racconta la cugina. L’amico Giovanni: “Ragazza straordinaria”. Il collega Andreas: “Una gioia lavorare insieme”. Il capo Stefan: “Assunta dopo una rigorosa selezione”. A Charlottenburg, a 31 anni, spedendo merci in tutta Europa in italiano-tedesco-spagnolo-francese, Fabrizia aveva trovato finalmente il modo di far valere il suo tesoretto di lauree e diplomi, di dare orgoglio ai genitori impiegati alle Poste, di scrivere post per il blog Loving Abruzzo e di spiegare come si sente un giovane cervello italiano ed emigrante.

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