Tragedia dell’aria. A poche settimana dalla schianto che ha distrutto la squadra brasiliana del Chapecoense e commosso il mondo, una nuovo disastro semina morte e terrore


 

Un aereo militare Hercules C-130 indonesiano e’ precipitato nella provincia orientale di Papua. Nell’incidente sono morte tutte le 13 persone a bordo. Il capo del personale dell’aeronautica indonesiana Agus Supriatna ha detto all’emittente televisiva MetroTV che il velivolo stava trasportando provviste di cibo da Timika a Wamena e che la causa dell’incidente sembra essere il cattivo tempo. A bordo dell’aereo c’erano tre piloti e altri 10 componenti dell’equipaggio. Le immagini televisive hanno mostrato i soccorritori che hanno raggiunto il relitto dell’aereo. Le vittime sono tre piloti, otto tecnici, un ufficiale e un responsabile per la navigazione. I loro corpi sono stati tutti recuperati dall’area del disastro, sul monte Lisuwa. L’aereo trasportava cibo e cemento. Nella zona il meteo e’ spesso imprevedibile e il C-130 era stato visto entrare e uscire da fitte nubi prima che precipitasse. L’Indonesia e’ uno dei Paesi con la piu’ alta percentuale di incidenti aerei al mondo, anche perche’ spesso i voli sono l’unico collegamento tra le 17.000 isole dell’arcipelago. (Continua dopo le foto)








Nel dicembre 2015 morirono 162 persone nello schianto di una aereo della Air Asia diretto nella vicina Singapore. Nel giugno 2015 un C-130 militare era precipitato su un quartiere residenziale di Medan, causando 142 morti. È la seconda tragedia aerea nel giro di poche settimane. dopo quella della’aereo che trasportava i giocatori della Chapecoense, squadra della Serie A brasiliana che si recava in Colombia a giocare la finale di Copa Sudamericana. Lo scorso 29 novembre si era schiantato mentre si avvicinava all’aeroporto José Maria Cordoba,

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calo della città colombiana di Medellin, alle 10 ora locale, alle 4 in Italia. L’aereo aveva perso il controllo con la torre di controllo e si era schiantato mentre tentava un atterraggio di emergenza: era decollato da Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, dove aveva fatto uno scalo tecnico, con 81 persone a bordo, 72 passeggeri e 9 di equipaggio (48 membri del club, 21 giornalisti). La squadra della città di Chapeco, nello stato brasiliano, di Santa Catarina, si dirigeva a Medellin per disputare mercoledì la partita di andata della finale della Coppa Sudamericana contro l’Atletico Nacional. Il comandante della Polizia di Antioquia, regione in cui si è verificato lo schianto, il General José Acevedo Ossa aveva comunicato che i superstiti dell’incidente recuperati erano inizialmente sei, e che non c’erano motivi per sperare di trovarne altri.

Lo stesso Generale aveva poi comunicato che le vittime erano in realtà 72, perché uno dei sei sopravvissuti era morto durante il trasporto all’ospedale. Poi era arrivato il ritrovamento di un nuovo giocatore ancora in vita. In serata le autorità colombiane avevano abbassato a 71 i numeri dei morti: quattro persone che erano nella lista passeggeri non si erano mbarcati da Bogotà. Nessuno di loro faceva parte della Chapecoen.

“Ancora non ci posso credere…”, dice lui stesso. Ha rischiato di morire in un brutto incidente aereo salvandosi per un pelo. Pochi giorni dopo, però, gli accade qualcosa di straordinario. Diventa “l’uomo più fortunato del mondo”

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