Coronavirus: mamma 43enne, è lei la prima persona al mondo a testare il vaccino


Si chiama Jennifer Haller e è mamma di 2 bambini. Viene da Seattle, una delle città più colpite in America dal Coronavirus, e rappresenta una speranza per il mondo intero. Jennifer Haller infatti è la prima persona cui è stata iniettata una dose del vaccino sperimentale contro il Covid-19.

“Ci sentiamo tutti così impotenti. Per me è una sorprendente opportunità per fare qualcosa”, ha detto Jennifer Haller nell’attesa della prima iniezione al Kaiser Permanente Washington Research Institute. Su Twitter e Facebook in molti definiscono lei e gli altri volontari per la sperimentazione degli “eroi”.Lo studio mira a iscrivere un totale di 45 adulti sani in un arco di tempo di sei settimane. Ogni partecipante riceverà due iniezioni a circa un mese di distanza l’una dall’altra in dosi variabili. Per arrivare a un vaccino commercializzabile e utilizzabile in tutto il mondo servirà ancora tempo, da un anno a un anno e mezzo, secondo le stime degli esperti. Continua dopo la foto







Intanto il Coronavirus tiene in apprensione l’Europa, epicentro dell’epidemia. Ad affermarlo Hans Kluge, direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in una conferenza stampa. “A oggi, 146 paesi nel mondo sono stati infettati da questo nuovo virus e oltre 6.500 persone sono morte – ha aggiunto – Un terzo dei casi riportati è in Europa. L’azione più audace dovrebbe includere l’azione della comunità”. Continua dopo la foto






“L’Italia è uno dei Paesi più colpiti, ed è ora la piattaforma di know how in Europa. Quello che stiamo imparando in Italia servirà anche all’Europa e a tutto il mondo. Dobbiamo lavorare mano nella mano, imparando ogni giorno, in ogni settore”, ha aggiunto poi Kluge sottolineando: “Ho incontrato nelle scorse settimane le autorità italiane e vorrei ribadire ancora una volta il mio apprezzamento al ministro della Salute Roberto Speranza per la trasparenza nel condividere i dati”. Continua dopo la foto



 


Dorit Nitzan, coordinatrice per le Emergenze sanitarie dell’Oms Europa, ha poi fatto notare che “l’Italia ha una popolazione con più anziani di altri Paesi, ad esempio la Corea del Sud ha più giovani e più donne. E’ un elemento che fa molta differenza e anche per questo dobbiamo sempre guardare alle situazioni singole, paese per paese”. “Questo è un momento senza precedenti. È importante che i paesi lavorino insieme, imparino gli uni dagli altri e armonizzino gli sforzi. Il virus può essere respinto dalla solidarietà all’interno delle comunità, all’interno delle Nazioni e all’interno della nostra regione”, ha poi aggiunto Kluge, sottolineando: “Le strutture sanitarie devono disporre delle attrezzature necessarie per prendersi cura delle persone gravemente colpite e per proteggere gli operatori sanitari dall’esposizione”.

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