Ragazzo scomparso da 2 anni ritrovato (vivo) nell’armadio di un pedofilo


Quella che vi stiamo per raccontare è una storia che sembra uscita da un film horror. E invece è tutto vero. Un ragazzo scomparso da due anni e mezzo in Germania è stato trovato vivo nell’armadio di un uomo sospettato di pedopornografia durante una perquisizione. Lo ha riferito la polizia tedesca, secondo la Cnn. Il giovane, oggi quindicenne, è stato trovato venerdì, ma la notizia è stata diffusa oggi. La polizia di Recklinghausen, nella Renania settentrionale-Vestfalia, stava perquisendo la casa di un uomo di 44 anni sospettato di traffico di materiale pedopornografico. “Gli agenti hanno scoperto un ragazzo chiuso dentro l’armadio – ha riferito la polizia -.

Una rapida indagine ci ha permesso di accertare che si tratta di un ragazzo di 15 anni scomparso da tempo”. Un portavoce ha poi precisato che il ragazzo mancava da casa da due anni e mezzo. Nella casa si trovavano due uomini, che sono stati arrestati. Uno dei due è stato poi rilasciato. Nella casa è stato trovato del materiale informatico, al momento sotto esame. Il ragazzo è sotto la protezione della polizia. Secondo gli agenti, non vi sarebbero prove che il ragazzo fosse trattenuto contro la sua volontà. Continua a leggere dopo la foto








Una vicenda che ricorda per certi versi quella della “cantina dell’orrore” dove una bambina di Trento, che all’epoca aveva appena 6 anni, veniva accompagnata dal suo vicino di casa per “giocare”. L’amico di famiglia in realtà era un “orco”. Per anni, con frequenza settimanale, commise atti sessuali sulla bambina, indisturbato fino al giorno in cui la cantina venne scoperta dai carabinieri. Continua a leggere dopo la foto






La piccola per anni ha taciuto, impaurita, temendo anche ritorsioni sulla madre. Poi, crescendo, il peso di quell’atroce vissuto è diventato insopportabile. La bimba, a cui il pedofilo ha rubato la giovinezza, si è confidata raccontando le violenze subite nella cantina nascosta, eppure scolpita nei ricordi della vittima. Continua a leggere dopo la foto



 


L’altro ieri, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, il giudice Marco La Ganga ha condannato l’imputato, un trentenne residente a Trento Nord, a 5 anni di reclusione. Una pena pesante – superiore ai 3 anni e 6 mesi chiesti dalla pubblica accusa – ma certo commisurata alla gravità delle contestazioni. Una pena che anche la madre dalla ragazza, costituita parte civile con l’avvocato Maurizio Pellegrini, chiedeva fosse esemplare.

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