“Quella sera ero lì”. Lady Diana, le rivelazioni di un testimone sull’incidente


Ricorre oggi l’anniversario della morte di Lady Diana. Era il 31 agosto 1997 quando avvenne lo schianto del tunnel del Pont de l’Alma a Parigi, mentre erano a bordo della loro Mercedes, guidata dal fidato autista Henri Paul. La Spencer aveva trentasei anni e ormai era divorziata dal Principe ed era impegnata con Dodi Al-Fayed. Quella triste sera i due partono dall’Hotel Ritz di Parigi seguendo la riva destra della Senna, per trovare l’appuntamento con la morte.

Enorme fu la commozione in tutto il mondo, tanto che i funerali furono seguiti da 3 milioni di persone dal vivo e da oltre 80 milioni di telespettatori in tutto il mondo. Proprio oggi, a ventidue anni dal quella triste giornata, arrivano le parole clamorose di un testimone oculare che quella sera, mentre Lady Diana perdeva la vita, ha visto tutto. Si chiama Le Van Thanh e ora vuole far riaprire le indagini sulla morte della principessa del Galles. Continua a leggere dopo la foto.



Le dichiarazioni arrivano direttamente dal libro Diana: Case Solved, che uscirà in Gran Bretagna il prossimo 12 settembre prossimo. Il giornalista investigativo Colin McLaren, autore del libro insieme al collega Dylan Howard, ha contattato l’uomo, che afferma di essere l’uomo alla guida della Fiat Uno contro la quale si schiantò l’auto di Diana e Dodi Al-Fayed. “Stavo guidando la Fiat Uno e all’improvviso l’auto di Diana mi è piombata addosso” ha dichiarato Le Van Thanh, con parole clamorose che rischiano veramente di riaprire il caso. Continua a leggere dopo la foto.


La Fiat Uno è infatti l’auto che contro la quale è andata a sbattere la vettura di Lady Diana la sera del 31 agosto 1997. Secondo Le Van Thanh, testimone oculare, a provocare l’incidente sarebbe stato il guidatore di un’altra auto, un uomo francese: “La polizia ha ricostruito la dinamica dello schianto ma non ha fatto trapelare nulla per proteggere il loro connazionale che avrebbe causato la morte di Diana”. Continua a leggere dopo la foto.


Il testimone ha rifiutato di andare avanti nel racconto perchè “oltre alla polizia sono coinvolte molte persone potenti”. E arrivano anche le parole del portavoce della famiglia di Dodi Al-Fayed, Michael Cole: “Queste parole sono da ripetere davanti alla polizia francese o britannica altrimenti si correrebbe il rischio che vengano insabbiate”.

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