“Odore di benzina e fumo ovunque”. Nuove rivelazioni sull’incidente di Lady Diana. I dettagli sono agghiaccianti


Nuovi incredibili rivelazioni Lady Diana e sul suo drammatico incidente. A pochi giorni dall’anniversario della morte, avvenuta il 31 agosto 1997, emergono altri racconti su quella tragica fine. Il libro “Diana. Vita e Destino” getta nuove luci su quella notte, di cui ricordiamo tutti le immagini: il tunnel di Parigi, la macchina ridotta ad un ammasso di lamiere, la nebbia e la notte che sembra più cupa del solito. La fine di una principessa.

I soccorsi che arrivano sul luogo dell’incidente furono inutili, per Lady D non c’era niente da fare. Aveva solo 36 quando al Pont de l’Alma, in compagnia del suo compagno Dodi Al Fayed, la loro Mercedes guidata dall’autista Henri Paul, andò ad infrangersi contro il tredicesimo pilone della galleria. Erano appena usciti dall’Hotel Ritz della capitale francese. Dodi e l’autista morirono sul colpo mentre la Spencer era ancora viva quando uscì dalla macchina. Ma morì poche ore dopo. Continua a leggere dopo la foto.








“Il primo ad arrivare fu un fotografo Romuald Rat”, così si legge nel libro. Rat aveva venticinque anni e arrivò sul luogo grazie ad una velocissima moto. Le foto che fece passarono alla storia ma furono talmente tremende che un collega, Serge Benhamou, non le volle più vedere: “La Mercedes S280 era un nero ammasso di rottami, accartocciata su sé stessa e rivolta nella direzione opposta al senso di marcia. C’era un forte odore di benzina, dai resti del motore saliva fumo, il clacson suonava senza interruzione”. Questo il racconto del libro. Continua a leggere dopo la foto.






“Rat aprì la portiera posteriore destra e guardò all’interno. Il conducente era morto, la cassa toracica schiacciata dallo sterzo e ancora premuta contro il clacson – questi i dettagli raccapriccianti – Sul sedile posteriore Fayed era morto, come le gravi ferite alla testa lasciavano subito capire. Diana aveva il capo incastrato tra i due sedili anteriori, gemeva, si muoveva. Rat non scattò più foto. Aveva qualche conoscenza di pronto soccorso e le tastò il polso”. Continua a leggere dopo la foto.



“I suoi colleghi lo avevano raggiunto e l’atmosfera irreale di quella breve galleria che passa sotto la Place de l’Alma, a Parigi, era adesso rischiarata dalle luci stroboscopiche di decine di flash”. Un libro che non fa che riportare ai tormenti di quella notte. Ma che, forse, può aiutare a chiarire molto.

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