Schiave in vendita su Facebook. In un post che fa rabbrividire, una donna viene smerciata come un oggetto qualunque. L’autore e il motivo di questo orrore sono inconcepibili. Uno scandalo


 

Uno scandalo senza precedenti, che fa gelare il sangue nelle vene. Se è vero che in amore è guerra non ci sono regole, quello che sta accadendo in queste ore nel terribile “scontro di civiltà”, tra occidente e oriente, è scandaloso. Sembra che i combattenti dell’Isis stiano cercando di vendere delle donne come schiave online alla modica cifra di 8mila dollari, e per farlo hanno scelto uno degli strumenti che più di tanti rappresenta “il mostro” da combattere, simbolo dell’occidente e del capitalismo che i Fratelli musulmani tentano in ogni modo di vincere, ma del quale si servono in modo ineccepibile. Sembra incredibile ma per vendere esseri umani, donne, hanno scelto proprio Facebook. A riportare la notizia il quotidiano americano Washington Post.
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Nell’immagine che è stata utilizzata per diffondere il messaggio si vede una giovane donna, forse ha 18 anni, ha la pelle ambrata e lo sguardo rivolto verso il basso. Il post è datato 20 maggio e pubblicato su un account dal nome Almani, riconducibile a un cittadino di origini tedesche che sta combattendo per l’Isis in Siria, dove si legge:
“A coloro che pensano di acquistare una schiava, questa costa 8.000 dollari”.
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In un secondo messaggio, Almani pubblica la foto di una seconda schiava, anche lei in vendita per 8.000 dollari. Le foto sono state rimosse poco dopo la loro pubblicazione. Almani nel messaggio che accompagna le due foto invita i suoi amici su Facebook a “sposarsi” e trasferirsi nel territorio occupato dall’Isis fra Iraq e Siria. E a chi gli chiede cosa fa valere le due schiave 8.000 dollari e se hanno particolari qualità, Almani replica che il prezzo è determinato dall’offerta e dalla domanda.
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Le foto sono state pubblicate nel giro di poche ore, ma non è chiaro se il proprietario dell’account volesse vendere lui stesso le donne o se stesse commentando foto pubblicate da altri combattenti. Sebbene la vicenda abbia contorni offuscati, ciò che emerge e che viene spesso sottolineato dagli esperti è la dura realtà che riguarda sempre più donne che rischiano di essere utilizzate come merce – come scrive il Washington Post – per incrementare le casse dello Stato Islamico.

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