Julen, bimbo morto nel pozzo: c’è un indagato per omicidio


È passato quasi un mese da quando Julen Rossello è stato estratto cadavere dal pozzo in cui era caduto nei pressi di Malaga. Un mese di dolore per una storia che il mondo aveva seguito con il fiato sospeso nella speranza di un miracolo che poi non si è verificato. Per tutto questo tempo i genitori di Julen sono rimasti in silenzio, chiusi nel loro dolore, ma la indagini sarebbero andate avanti.

Secondo quanto riportato da Vitadamamma.com, il giudice incaricato di seguire le indagini preliminari sta seguendo l’ipotesi dell’omicidio colposo. L’indagato è Antonio, il contadino che si occupa del terreno nel quale è stato scavato il pozzo. David Serrano, zio di Julen e proprietario del terreno, ha indicato proprio il contadino come colui che ha materialmente realizzato la cavità nella quale il bambino è precipitato. L’uomo, interrogato dai magistrati, ha spiegato di aver scavato due pozzi all’interno della proprietà. Uno di questi è profondo 150 metri, il secondo (quello in cui è caduto Julen) 111 metri. Continua dopo la foto







Le due perforazioni sono state praticate a distanza ravvicinata. In nessuno di essi c’era acqua: servivano al proprietario del terreno al solo scopo di valutarne le condizioni, in vista di una futura edificazione. Antonio ha dichiarato che entrambe le aperture erano sigillate con una pietra abbastanza pesante da metterle in sicurezza.  “Ecco perché dico di essere molto calmo”, ha dichiarato al quotidiano locale España Diario. Lo stesso David Serrano ha assicurato di aver ordinato la chiusura delle aperture con blocchi di cemento. Continua dopo la foto




È però apparsa sospetta l’assenza del contadino dal terreno per diversi giorni. L’uomo ha risposto di non essersi allontanato volontariamente: “Non mi sono fatto vedere per più giorni in quella fattoria perché mi hanno detto che non era più necessario. Se il giudice mi chiama, sono felice”. Continua dopo al foto


 


La magistratura ha inoltre ordinato di esaminare le immagini registrate dalle telecamere dei robot utilizzati a fini esplorativi all’interno del pozzo, poco dopo la caduta. Si tratta di 16 fotografie e 23 video. Da quanto emerso fino a questo momento, sembra che all’interno della cavità non ci fossero materiali esterni (ovvero coperture in cemento o in pietra). Se questa ipotesi fosse confermata, proverebbe l’esistenza di un responsabile che potrebbe essere condannato per l’omessa copertura del pozzo.

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