Caso Regeni, l’intrigo si infittisce. Sembra che Giulio sia stato arrestato dalla polizia egiziana il giorno della scomparsa. Il Cairo smentisce immediatamente, ma qualcosa non torna…


 

“Fermato e consegnato a 007 il giorno della scomparsa”, questo sarebbe accaduto a Giulio Regeni, secondo l’Agenzia di stampa Reuters. Questa versione fornita all’agenzia stampa da alcuni funzionari delle forze di sicurezza smentisce la posizione ufficiale delle autorità, secondo cui il ricercatore italiano non venne mai preso in custodia. Cosa è accaduto veramente al giovane italiano?

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Secondo quanto riportato da il Il Fatto Quotidiano, Giulio Regeni venne fermato dalla polizia il giorno stesso della sua scomparsa, il 25 gennaio scorso. L’ipotesi, sostenuta già a febbraio dal New York Times, è stata rilanciata da tre funzionari dell’intelligence e da tre della polizia egiziana a Reuters. Le fonti hanno fornito, però, anche un dettaglio inedito: quella sera le forze dell’ordine consegnarono il ricercatore friulano ai servizi segreti “Al-Amn al-Watani” (“Sicurezza interna”), che portarono Regeni in un compound. Una ricostruzione che smentirebbe quella ufficiale ripetuta fin dall’inizio dalle autorità del Cairo, secondo cui il ricercatore italiano non venne mai preso in custodia prima di essere ritrovato cadavere il 3 febbraio.

Queste nuove indiscrezioni ricevute da Reuters sono state smentite immediatamente dal Ministero dell’Interno egiziano, come viene riportato dal sito del quotidiano egiziano Youm7. Dal Ministero infatti è stato prontamente dichiarato: “che la polizia non ha arrestato Regeni né l’ha detenuto in alcun posto di polizia e tutto quello che viene ripetuto a questo proposito sono solo voci che mirano a nuocere agli apparati di sicurezza in Egitto e a indebolire le istituzioni dello Stato”, scrive il sito. 

Inoltre la fonte ministeriale ha aggiunto che non c’era ragione di torturare un giovane straniero che studia in Egitto e che il ruolo della polizia è di proteggere e non torturare, riporta ancora Youm7. Sempre sul sito, così come riportato da Il Fatto Quotidiano: “Mohamed Ibrahim, un responsabile del dipartimento Media della Sicurezza nazionale, ha detto che non c’è stato alcun rapporto fra Regeni e la polizia o il ministero dell’Interno o la sicurezza nazionale e che Regeni non è mai stato detenuto in alcun posto di polizia o presso la Sicurezza nazionale”. Anche l’Intelligence del Cairo smentisce, dichiarando che: “Non vi è alcun legame tra Regeni e la polizia o il ministero degli Interni”. Non è mai stato tenuto in nessuna stazione di polizia e (non è mai stato) qui”. 

Le dichiarazioni ufficiali provenienti dall’Egitto hanno sempre smentito coinvolgimento nella morte di Regeni. All’inizio hanno detto, che il ragazzo era stato vittima di un incidente d’auto. Dopo qualche settimana, hanno affermato che Regeni era stato vittima di qualche banda criminale, poi sterminata dalla polizia. E la notizia è stata smentita dalla figlia del capo dei rapinatori, che ha accusato la polizia di avere ucciso il padre a sangue freddo. 

 

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