Bimbo nel pozzo, parla l’uomo che ha recuperato il corpo del piccolo Julen


La Spagna ha salutato per l’ultima volta Julen Rosello, il bambino di 2 anni caduto domenica 13 gennaio in un pozzo nelle campagne di Totalán, vicino Malaga, e ritrovato cadavere dopo 13 giorni. Una tragedia che ha tenuto col fiato sospeso il mondo intero e che si è conclusa con la notizia peggiore, anche se le speranze di trovarlo vivo erano praticamente azzerate nonostante gli sforzi e le operazioni di oltre 300 soccorritori andate avanti senza sosta, giorno e notte. La seconda terribile tragedia che colpisce i genitori del bambino: nel 2017 avevano già perso il loro primogenito, Oliver, morto all’età di appena tre anni per un disturbo cardiaco.

I funerali di Julen sono stati celebrati domenica 27 gennaio, al cimitero di El Palo davanti a una folla di amici e parenti. Il feretro era stato trasferito nel tardo pomeriggio di sabato nel luogo della sepoltura dopo la conclusione dell’autopsia effettuata presso l’Istituto di medicina legale di Malaga, che ha proclamato tre giorni di lutto cittadino. (Continua dopo la foto)



L’autopsia svolta sul corpicino di Julen ha rivelato che il decesso è avvenuto nel giorno stesso in cui il bimbo è caduto nel pozzo. Ora Nicolás Rando, uno degli agenti della Guardia Civil, esperto di soccorsi in montagna e impegnato nelle operazioni di soccorso, ha rilasciato un’intervista al quotidiano iberico Sur a cui ha raccontato il triste momento in cui è stato ritrovato il corpo. “Sono sollevato che tutto questo sia finito – ha detto Rando – Il fatto di averlo trovato morto è stato terribile, ma abbiamo fatto davvero tutto il possibile”. (Continua dopo la foto)




“Siamo riusciti a spostare la terra, lo abbiamo raggiunto e lo abbiamo tirato fuori”, ha raccontato ancora l’agente, precisando come sia stato di “conforto il fatto che il piccolo sia deceduto il giorno stesso della caduta nel pozzo, come ha confermato l’autopsia. Almeno non ha sofferto aspettando di essere salvato”. Quel giorno, quando l’hanno chiamato, non era nemmeno di turno: “Mi ha chiamato un amico dicendo che c’era un’emergenza, che un bimbo era precipitato in un pozzo che avrebbe potuto essere profondo più di cento metri così mi sono precipitato dopo aver avvisato i miei superiori”, ha detto. Ha poi sottolineato che nessuno avrebbe mai immaginato di trovare così tanti problemi nelle operazioni, “soprattutto a causa della qualità del terreno, la roccia era dura e non riuscivamo a scavare”. (Continua dopo le foto)

 


Alla fine il momento di scendere lungo la capsula metallica calata attraverso il tunnel parallelo di 60 metri scavato vicino al pozzo: “Non esistono turni, vai giù e basta – ha continuato l’agente – Sono passato attraverso cunicoli strettissimi, molto più claustrofobici di altri in cui pure sono entrato. Quando ho alzato lo sguardo ho pensato che se fosse successo qualcosa in quel momento sarei rimasto intrappolato anche io lì sotto”. “Abbiamo scavato con le mani per raggiungerlo, finché non l’ho toccato – ha proseguito – E a quel punto i miei sentimenti erano contrastanti: ero sollevato per averlo trovato e per aver finito il lavoro, ma arrabbiato perché lui non era vivo”. “Non abbiamo mai perso la speranza. Abbiamo davvero fatto tutto il possibile”, ha concluso Rando.

Bimbo morto nel pozzo: l’ultima foto scattata a Julen