Trovato morto il bimbo nel pozzo, Julen non ce l’ha fatta


“Disgraziatamente…nonostante tanti sforzi da parte di tanta gente, non è stato possibile…#RIPJulen”, ha twittato la Guardia Civil, rivolgendo ai familiari “le più sincere condoglianze”. Si concludono così questi giorni di angoscia, speranza e di preghiere. Una corsa contro il tempo quella che da domenica 13 gennaio ha tenuto la Spagna e il mondo intero col fiato sospeso per Julen, il bambino di 2 anni caduto in un pozzo nelle campagne di Totalán, vicino Malaga, in Andalusia. Un pozzo profondo 107 metri. La notizia del ritrovamento è stata twittata anche dal ministero dell’Interno spagnolo: “Dopo giorni di intense ricerche e lavoro instancabile, il corpo del piccolo Julen è stato trovato senza vita nel pozzo di Totalan”.

Il ministero ha espresso condoglianze alla famiglia e il suo “riconoscimento allo sforzo della @guardiacivil, i minatori e tutta la squadra di emergenza”. Giorni di angoscia, speranza e di preghiere. Una corsa contro il tempo quella che da domenica 13 gennaio ha tenuto la Spagna e il mondo intero col fiato sospeso per Julen, il bambino di 2 anni caduto in un pozzo nelle campagne di Totalán, vicino Malaga, in Andalusia. Un pozzo profondo 107 metri. Ma come ha fatto il bambino a cadere lì? E perché nessuno ha messo in sicurezza quel pozzo? Sul caso il tribunale di Malaga ha aperto un’inchiesta per ricostruire con esattezza l’accaduto. (Continua dopo la foto)








Tutto ha avuto inizio alle 13:57 di domenica 13 gennaio, quando al centro di emergenza di Malaga è arrivata una telefonata di una donna: “Un bambino è caduto in un buco di circa 40 centimetri di diametro. Dovete salvarlo, la madre sta piangendo e urlando”. A quanto si è appreso, la donna e suo marito stavano facendo una passeggiata quando hanno sentito delle urla provenire da una proprietà rurale vicino a Totálan. Il proprietario della terra e sua moglie, cugini dei genitori del bambino, erano in stato di choc e non avevano ancora allertato i soccorsi. Così sono stati i due escursionisti a telefonare al 112. Lunedì la Guardia Civil ha iniziato ad interrogare i testimoni per ricostruire i fatti. Il padre di Julen, José, ha detto che poco prima della tragedia la moglie stava facendo una chiamata, mentre lui teneva d’occhio Julen. Si è poi distratto qualche secondo per cercare un pezzo di legna da ardere, quando una sua parente si è accorta che Julen era scappato. Ha provato a inseguirlo, ma quando stava per raggiungerlo è scomparso nelle viscere della terra. L’uomo ha iniziato a rimuovere le pietre dal bordo del pozzo tentando di raggiungere il bambino con la mano. l’ha sentito piangere, poi più niente. (Continua dopo la foto)




I lavori per tentare di raggiungere Julen, che in tutti questi giorni non ha mai dato segni di vita, sono proseguiti spediti, notte e giorno, e non senza difficoltà e polemiche sui costi. La perforazione di un pozzo parallelo a quella naturale, cominciata sabato scorso, è stata ritardata dalla natura rocciosa del terreno. Poi, dopo altri “problemi tecnici”, la profondità giusta è stata raggiunta e i soccorritori hanno iniziato a scavare con le mani per creare un canale orizzontale nella speranza di trovare presto il bambino. La parte più pericolosa dell’operazione è iniziata nel tardo pomeriggio di giovedì, quando gli 8 minatori delle Asturie sono scesi nel tunnel. Un lavoro certosino fatto in coppia con turni di 40 minuti e bombole di ossigeno, mentre fuori si teneva una veglia di preghiera per Julen. (Continua dopo la foto)


 

Ore di ansia, con le bufale che correvano in rete, i genitori del bambino sempre più disperati, l’attenzione dei media di tutto il mondo, centinaia di uomini impegnati in operazioni delicatissime che hanno lavorato senza mai fermarsi e senza oltretutto conoscere le condizioni del bambino e la speranza di un miracolo. I soccorritori hanno lavorato dal 13 gennaio e il ritrovamento è avvenuto alle ore 1.25 di sabato 26 gennaio. La notizia si è diffusa intorno alle 3 quando si è avuta certezza del decesso. Grandissimo il dolore dei genitori di Julen, che fino all’ultimo hanno sperato di poter riabbracciare il loro figlio. Le speranze, però, sono finite quando i minatori impegnati nei soccorsi hanno trovato il cadavere del piccolo. Il padre ha avuto un malore ed è stato soccorso dai medici che si trovavano sul post.

Secondo quanto riferisce il quotidiano El Pail, il corpo del bambino è stato trovato a oltre 100 metri sotto terra. Intorno alle 20 i minatori che si stavano occupando del recupero hanno avuto problemi con lo scavo e per arrivare a Julen hanno dovuto far esplodere delle piccole cariche esplosive. Un agente della Guardia Civil è stato l’ultimo a unirsi ai soccorsi dopo che gli uomini della Brigada de Salvamento Minero hanno aperto una galleria di accesso da un pozzo ausiliare.

Julen come Alfredino Rampi, Ciccio e Tore: la storia dei bimbi caduti nel pozzo

 

 

 

 

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