Bimbo caduto in un pozzo, i soccorritori sono entrati nel tunnel: ore di angoscia per Julen


Le operazioni di salvataggio di Julen continuano a Totalán, la località spagnola vicino Malaga ché è balzata alle cronache per la storia del bambino precipitato in un pozzo artesiano. La prima coppia di minatori è scesa in una capsula di metallo fino al tunnel verticale nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 24 gennaio, come confermato dalla sotto delegazione del governo a Malaga.

Il compito della Hunosa Salvage Brigade è di scavare a mano circa quattro metri orizzontalmente dove dovrebbe essere il bambino, che è precipitato nel pozzo il 13 gennaio. Questa fase finale del salvataggio richiederà un massimo di 24 ore, Ángel García Vidal, coordinatore dell’operazione, ha dichiarato che si tratta di un’operazione molto delicata. (Continua a leggere dopo la foto)



Intorno alle due di questo pomeriggio si sono conclusi i lavori per il posizionamento della piattaforma necessari aper accedere al pozzo scavato in parallelo a quello in cui Julen è caduto undici giorni fa. La parte più pericolosa dell’operazione è iniziata proprio nel tardo pomeriggio di oggi, quando gli otto minatori delle Asturie sono scesi nel tunnel. Un lavoro pericoloso e certosino fatto in coppia con dei turni di 40 minuti e delle bombole di ossigeno. Sul posto si trovano anche dieci agenti della Guardia civile e otto vigili del fuoco. (Continua a leggere dopo la foto)




Intorno alle 20:30 tantissime persone sono arrivate sul posto per una veglia di preghiera. Nessuno si fa illusioni, e forse neanche i genitori del piccolo, che già nel 2017 hanno perso il loro primogenito morto all’età di tre anni. Eppure – mentre nel cantiere si è avviata una veglia di preghiera notturna con l’intera Spagna che idealmente vi sta partecipando pregando per Julen – si continua a sperare: a scavare e a sperare. (Continua a leggere dopo la foto)

 


Intanto, rispondendo alle critiche, il delegato del Governo in Andalucía, Alfonso Rodríguez Gómez de Celis, ha sottolineato che in questi giorni, poco più di una settimana, sono state smosse 40mila tonnellate di terreno e materiali: un lavoro che in tempi normali avrebbe richiesto mesi.

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