“Poche ore”. Bimbo nel pozzo, ansia per il piccolo Julen. Cosa sta succedendo


Dal 13 gennaio il piccolo Julen di due anni è intrappolato in un pozzo artesiano nella zona di Malaga, in Spagna. Ieri sembrava proprio che la situazione potesse arrivare a una svolta ma qualcosa è andato storto, si legge sui media spagnoli. Un errore di calcolo ha costretto i soccorritori a rivedere la strategia e i tempi di salvataggio si sono allungati. Nelle ore scorse, però, secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo El Paìs la squadra dei soccorritori sarebbe riuscita a completare il nuovo tunnel, a 60 metri di profondità, parallelo a quello in cui si ritiene si trovi il bambino di due anni caduto in un posso nei dintorni di Malaga da ormai più di dieci giorni.

Secondo quanto scrive il quotidiano, a questo punto è davvero questione di ore. Ma sono diversi media, che hanno sentito i soccorritori, a informare che oggi l’attesa dovrebbe finire: si dovrebbe poter raggiungere il piccolo nella giornata odierna. I soccorritori dovranno solo scavare a mano un breve tunnel di collegamento con il cunicolo, lungo circa 4 metri, poi si potrà procedere con il recupero di Julen. (Continua dopo la foto)



Le speranze di trovare il piccolo ancora in vita sono ridotte al minimo ma le operazioni continuano senza sosta. Nei giorni scorsi è partita un’inchiesta per capire come abbia fatto il bimbo, di due anni, a cadere nel pozzo. Lo scopo, inoltre è quello di accertare se quel pozzo fosse stato realizzato in maniera legale, se avesse tutti i permessi in regola. Una cosa appare certa: sembra che il pozzo non fosse stato opportunamente segnalato. (Continua dopo la foto)




La vicenda del piccolo Julen, oltre a innescare l’inchiesta giudiziaria sul caso specifico, ha evidenziato un problema potenzialmente catastrofico. Come riporta 20minutos.es, secondo una stima, comunque approssimativa, del Ministero dell’Agricoltura iberico, in tutta la Spagna ci sarebbe almeno un milione di pozzi illegali, quasi tutti ignoti e non segnalati. (Continua dopo la foto)

 


Critiche erano stata mosse anche i soccorritori che, per giorni, hanno lottato contro una situazione metereologica difficile e problemi di natura tecnica. A rispedirle al mittente ci ha pensato il delegato del governo nella regione spagnola dell’Andalusia (sud), Alfonso Rodríguez cheha sottolineato l’imponenza “impressionante” del lavoro con un movimento di circa 40.000 tonnellate di terra e rocce. Un lavoro, continua, svolto in dieci giorni e che in situazioni normali avrebbe richiesto mesi. La speranza è che la fatica non sia stata vana e che Julen torni ad abbracciare i suoi genitori

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