Julen, aperta una inchiesta sul caso del bambino caduto nel pozzo: il salvataggio si complica


La vicenda di Julen, il bambino caduto in un pozzo a Totalan, nei pressi della località spagnola di Malaga, si svolgerà anche in tribunale. Il giudice del tribunale di Malaga ha aperto un’inchiesta ufficiale per individuare delle responsabilità su chi abbia realizzato il pozzo, che pare sia stato scavato soltanto nello scorso mese di dicembre.

Pare che questa sia una pratica alquanto diffusa in quella parte dell’Andalusia, regione che d’estate vede diverse aree soggette a siccità. Stanno lavorando in proposito anche gli agenti della Policía Judicial appartenenti alla Guardia Civil di Vélez-Málaga, hanno fatto sapere fonti dell’Agencia EFE vicine al caso. Con loro collabora pure il Servicio de Protección de la Naturaleza (Seprona). (Continua a leggere dopo la foto)



Verranno verificati gli eventuali permessi del caso, se ci siano o meno, ma il sospetto è che il pozzo – in realtà poco più di una buca – sia abusivo. Martedì 22 gennaio i soccorritori avrebbero dovuto raggiungere il bimbo di due anni da più di una settimana bloccato a 70 metri di profondità in un pozzo largo appena 25 centimetri, ma nel corso delle operazioni i minatori hanno avuto un nuovo problema. Come spiega il quotidiano locale Lavanguardia la squadra di soccorritori al lavoro per salvare Julen è infatti stata costretta ad interrompere le operazioni per allargare il tunnel verticale terminato solo ieri. (Continua a leggere dopo la foto)


Martedì 22 gennaio si è scoperto che i tubi di metallo necessari al rivestimento della galleria erano di dimensioni maggiori rispetto alla galleria stessa. In queste ore la trivella è nuovamente in azione per ampliare il diametro del pozzo dopo che quest’ultimo è stato in parte ricoperto di terra per facilitare il nuovo scavo. Una volta fatto questo, il pozzo sarà incamiciato e si potrà partire con la fase più delicata, la discesa della capsula con all’interno i coraggiosi minatori della Brigada de Salvamento de Hunosa. (Continua a leggere dopo la foto)


 


Una volta toccato il fondo del tunnel ne dovranno creare un’altro di tre o quattro metri, scavando a mano in direzione questa volta orizzontale e sperare a quel punto di penetrare nel primo pozzo e trovare il bambino. In una relazione la Guardia Civil ha già stilato e consegnato un rapporto nel quale ci sono le dichiarazioni dei genitori del bimbo, del proprietario del terreno e della persona che ha eseguito i lavori di perforazione del pozzo.

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