“Con le mani, forza!”. Bimbo nel pozzo, sono i momenti decisivi, di angoscia. Cosa sta succedendo


Julen, continua la corsa contro il tempo e intanto si spera nel miracolo. Dopo le difficoltà incontrare ieri il presidente del Collegio degli Ingegneri di Malaga e coordinatore delle operazioni di soccorso, Angel Garcia, ha confermato che la profondità di 60 metri è stata raggiunta intorno alle 20.30 di ieri. Finito il lavoro delle trivelle adesso si scava a mani nude. Solo un’ultima linea, infatti, separa i soccorritori dal bambino caduto nel pozzo. Garcia, sebbene siano state necessarie 55 ore per completare la galleria verticale, si è detto “soddisfatto di un lavoro in cui abbiamo trovato materiali così difficili da perforare” e ha spiegato che “doveva essere prestata estrema attenzione per rendere la galleria completamente verticale”.

Un’area di enorme complessità geologica ha rallentato gli sforzi per salvare Julen nonostante “con il passare dei giorni conoscevamo già il terreno e sempre più esperti e professionisti si riunivano” per contribuire con idee e lavoro a risolvere i problemi. Le speranze di trovarlo ancora vivo sono davvero poche. (Continua dopo la foto)



Julen non ha mai risposto ai soccorritori né dato segni di vita. Sul luogo della tragedia si continua pregare mentre giornalisti seguono la vicenda. Da oltre una settimana, Totalán municipio a 22 chilometri da Malaga, uno dei più piccoli della provincia andalusa con appena 700 abitanti è sotto i riflettori della Spagna, unita alla famiglia del piccolo, e di tutto il mondo. (Continua dopo la foto)




Il piccolo Julen di appena due anni era sparito all’improvviso dentro a un pozzo stretto 25 centimetri e profondo oltre 100 metri, mentre correva spensierato sul terreno degli zii, in gita con i genitori, dieci giorni fa in una domenica che sarebbe dovuta essere di festa. A dare l’allarme era stato una turista che si trova nei paraggi facendo tracking. Immediatamente erano scattati i soccorsi i servizi di emergenza, pompieri, protezione civile, corpi specializzati della Guardia Civil, coordinati dal colonnello Jesús Esteban sul posto nel giro di pochi minuto. (Continua dopo la foto)

 


Erano cominciate così le operazioni di salvataggio per arrivare fino al bimbo e tirarlo fuori da quel buco di terra e oggi, finalmente, dovrebbero raggiungerlo. A molto è sembrato di rivivere i giorni di quel lontano giugno 1981, quando Alfredino Rampi precipitò per caso in un pozzo artesiano a Vermicino, lasciando tutta l’Italia con il fiato sospeso per quattro lunghi giorni.

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