Rapita in Kenya: Silvia Romano costretta a indossare un niqab


Il segnale era arrivato pochi giorni fa a da Noah Mwivanda, responsabile della polizia kenyana: “Silvia Romano è viva” aveva detto il funzionario a ‘la Repubblica’, parlando della giovane cooperante milanese rapita da un gruppo di uomini armati dalla sede della Onlus Africa Milele, nel villaggio di Chakama, a 70 chilometri da Malindi. Mwivanda aveva parlato di un commando di otto rapitori che poi si è diviso, mentre Silvia sarebbe stata affidata a tre persone.

La certezza, scrive il quotidiano, sarebbe stata raccolta con l’aiuto di “apparati tecnologici” utilizzati durante le ricerche, forse visori termici che consentono di rilevare il calore del corpo. Strumenti “che avrebbero confermato le indicazioni raccolte dagli inquirenti kenyani con gli interrogatori di alcune persone sospettate di avere aiutato il commando nel rapimento” scriveva qualche giorno fa ‘Repubblica’. Ora sul caso arrivano nuove informazioni. La volontaria italiana rapita in Kenya nove giorni fa, “è stata costretta a indossare un niqab” che lascia scoperti solo gli occhi, e i rapitori “le mettono sul viso e sulle mani” del fango per non farla riconoscere. (Continua a leggere dopo la foto)



Lo riferiscono all’ANSA fonti nella zona in cui la giovane è tenuta in ostaggio e a Malindi. Sempre per non farla riconoscere, i sequestratori “le hanno tagliato le treccine” con un coltello, ritrovate domenica scorsa nella foresta a nord di Malindi. Secondo le fonti, “è naturale che i rapitori abbiano fatto questo, perché si trovano in una zona a prevalenza musulmana caratterizzata dalla presenza di tribù di origini somale, tra cui gli ‘Orma’ a cui appartengono i sequestratori. Si tratta di comunità dedite alla pastorizia e all’agricoltura nelle quali il niqab è molto diffuso. Giorni fa, l’emittente keniana Ntv aveva riferito che alcuni abitanti della zona costiera, dove è stata rapita Silvia Romano, “hanno visto la volontaria italiana con i suoi rapitori”. (Continua a leggere dopo la foto)


Gli abitanti “delle comunità di Garsen e Bombi, coinvolti nelle ricerche, si sono addentrati nella foresta”, ha affermato la tv. Intanto, la situazione sul campo lascia intuire – spiegano alcuni osservatori – che l’operazione per la liberazione della ragazza è entrata in uno stadio avanzato. Qualche giorno fa la polizia kenyota ha identificato tre persone che ritiene essere responsabili del rapimento di Silvia Romano e ha offerto una ricompensa di tre milioni di scellini, pari a circa 26mila euro, a chiunque abbia informazioni sui tre presunti rapitori identificati in Ibrahim Adam Omar, Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi, tutti armati e pericolosi, si leggeva in una nota. (Continua a leggere dopo la foto)


 


Le autorità avevano anche diffuso le foto dei tre sospetti per il rapimento. “Facciamo appello alla popolazione perché informi il più vicino ufficiale o stazione di polizia nel caso in cui vedessero una di queste tre persone – ha scritto in una nota l’ispettore di polizia, Joseph Boinnet, citato dall’emittente CapitolNews -. Una taglia di un milione di scellini è offerta a chiunque abbia informazioni che portino all’arresto di ognuno dei sospetti”.

Silvia Romano, italiana rapita in Kenya. La polizia: “È viva. Non abbiamo dubbi”