Una legge ce vieta persino carezze in pubblico tra omosessuali. Accade in Russia, dove le norme “antigay” sono all’ordine del giorno. Ecco cosa si rischia a essere se stessi


 

C’è mancato davvero poco. Un disegno di legge “anti gay” che è stato bocciato dalla Duma, il parlamento russo, dopo essere stato presentato da due deputati del Partito comunista e che avrebbe reso davvero difficile la vita degli omosessuali. Per i quali, comunque, la terra di Putin resta una casa davvero poco accogliente.

(Continua a leggere dopo la foto)



Era il 2013 quando veniva invece approvato un disegno di legge che proibiva ogni forma di propaganda gay vietando anche eventuali Gay Pride sul territorio. Una storia ricostruita con cura dal quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano, che ripercorre le tappe della vicenda. Mentre in Europa ci si batte per maggiori riconoscimenti di fronte alla legge, la Russia rema invece in direzione opposta, sostenuta dalla maggioranza della popolazione.

Per i russi l’omosessualità resta ad oggi un attentato alla moralità pubblica e, secondo un recente sondaggio, oltre la metà dei cittadini la condanna apertamente: solo il 15% la giudica alla stregua di un orientamento sessuale da rispettare. E l’omofobia è in aumento. L’ultima proposta di legge aveva come pretesto la “cattiva influenza sui giovani dell’ esibizione dell’ omosessualità in pubblico”.


Ivan Nikitchuk, uno dei firmatari, sostiene che l’omosessualità sia “una enorme minaccia per ogni persona normale e può influire negativamente sui figli e sui nipoti con effetti nefasti sul destino della specie”.E così, la norma avrebbe avuto come effetto quello di vietare le effusioni in pubblico. Una semplice carezza ed ecco il rischio di una salata multa, o addirittura di qualche settimana di carcere.

Stavolta, però, non c’è stato l’appoggio della Duma, che aveva accolto il testo con freddezza. Resta però il fatto che in Russia essere gay sta diventando quasi un reato, esponendo a rischi e discriminazioni di ogni tipo. Stando all’associazione Human Rights Watch, la legge del 2013 ha alimentato le violenze contro omosessuali e transessuali. E i casi di percosse, umiliazioni e mobbing sul lavoro non si contano più. Un Paese, la Russia, dove tra l’altro i cittadini accomunano ancora i gay ai pedofili, senza alcuna distinzione.

Al Bano: «Putin un illuminato, io sto con lui»