“Sono il principe Alberto di Monaco”. La chiamata choc, attraverso WhatsApp. A riceverla, a sorpresa, in tanti, tutti rimasti sbigottiti. E si scopre cosa c’era dietro quella conversazione bizzarra


 

Un po’ come la trama di qualche strampalato film d’azione, di quelli che vede improbabili criminali tentare di organizzare la truffa della loro vita con risultati solitamente tragicomici. La sceneggiatura è più o meno quella, con un gruppo che si spacciava per alte personalità del Principato di Monaco cercando così di entrare in contatto e intrattenere relazioni personali, attraverso sms o comunicazioni video tipo WhatsApp, con dirigenti di società o altre personalità di rilievo. A raccontare l’accaduto, svelato dopo una serie di indagini che proseguivano ormai da diverse settimane, è Il Messaggero. L’allarme era scattato per l’esattezza sei mesi fa, quando un individuo somigliante al principe Alberto II aveva preso contatto con una celebre giornalista di Nizza, Michèle Cotta: da lì era nata una conversazione alquanto surreale attraverso le videochiamate di WhatsApp. L’uomo, fingendo di essere il reale e tentando di convincere l’interlocutore della sua identità, aveva chiesto denaro per liberare un presunto giornalista monegasco che sarebbe stato rapito da un gruppo islamista. Assurdo? A leggerlo così sì. Eppure è successo davvero. (Continua a leggere dopo la foto)



Fiutando che qualcosa non andava, la giornalista non era però caduta nella trappola, lanciando una denuncia che aveva dato il là alla successiva inchiesta. Aveva così spiegato l’accaduto e riferito agli agenti che il tipo somigliava al principe ma con dieci anni di meno. Adesso il governo monegasco fa sapere che, secondo le sue fonti, tre dirigenti d’impresa di Monaco o con legami con il Principato, sono stati vittima di una “banda organizzata”, come è stata definita dalla stampa locale. Uno di questi è stato contattato allo stesso modo della giornalista, attraverso un video-appello, probabilmente con una messa in scena per far pensare alla vittima che il principe fasullo si trovasse nel suo ufficio a Palazzo Grimaldi. (Continua a leggere dopo le foto)



Gli altri due dirigenti sono stati contattati per telefono. All’altro capo c’era un falso principe Alberto II o un componente del suo entourage: sollecitavano un aiuto finanziario. Il livello di preoccupazione, a Montecarlo e in tutto il Principato, è alto. Tanto da far scattare un appello alla vigilanza da parte della polizia monegasca: invita i potenziali obiettivi, soprattutto i dirigenti di società, “a essere molto prudenti e scettici nel caso di questo genere di conversazioni non abituali, di procedere con tutte le verifiche e, in caso di solleciti, di contattare la Divisione di polizia giudiziaria”.

Eccoli, appena nati, Jacques e Gabriella di Monaco, i gemelli del principe Alberto e Charlene. Hanno compiuto 2 anni e partecipato alla consegna dei doni, ma nessuno è riuscito a rubar loro la scena