Attentati: chi, come e perché. Ecco cosa c’è dietro la strage di Parigi. E qual è il futuro dell’Occidente


 

Davanti a tanto orrore, la domanda di tutti è la più semplice: perché, chi e come? Dopo il bilancio delle vittime, con la sua enorme drammaticità, si apre il momento della riflessione. Se, come pare veritiero, sulla strage di Parigi c’è la firma dell’Isis, questa sembra avere un “movente” abbastanza evidente. In difficoltà sul fronte interno, incalzato dall’offensiva delle truppe irachene, curde e dai bombardamenti americani, i vertici dello Stato islamico hanno voluto offrire una dimostrazione di forza, seminando il terrore nel cuore dell’Europa libera. Va peraltro notato che gli attacchi di venerdì sera non hanno precedenti ed è questa terribile eccezionalità una vittoria del jihadismo.

Chiaro, diretto ed efficace è Roberto Bongiorni sul Sole 24 Ore: “Se qualcuno pensava che la minaccia dell’Isis in Europa fosse stata ridimensionata, che i terroristi fai da te, i jihadisti della porta accanto, ma soprattutto le cellule dormienti dello Stato islamico fossero state messe a tacere, si è dovuto ricredere. Lo Stato islamico non è solo una minaccia alla stabilità del Medio Oriente, lo è per tutto il mondo occidentale. E potrebbe essere molto più attivo e pericoloso di quanto si immagini”.

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In attesa di precise analisi (e conferme) da parte dell’intelligence francese e occidentali sono pochi i dubbi sull’identità degli attentatori: dietro c’è l’Isis con la sua forza militare, i suoi seguaci e cani sciolti che vivono in tutte le grandi città europee. Quindi – e lo si è detto l’ultima volta in occasione dell’attacco al Charlie Hebdo – il “problema” lo abbiamo in casa, in quella società mutata negli ultimi decenni. Ma è anche il momento di chiedersi fino a che punto può spingersi l’Isis nella sua guerra contro l’Occidente? Qui si apre un’altra riflessione, per nulla scollegata da quello che i governi occidentali decideranno di fare contro il terrore di matrice jihadista.

L’Isis delle ultime settimane – sembra un caso che gli attentati di Parigi arrivino il giorno in cui viene dichiarata l’uccisione di Jihadi John da parte di un drone Usa – assomiglia a un animale braccato, pronto a colpire alla cieca prima di cedere, a colpire dove gli attentati possono avere più risonanza, per dimostrare di essere ancora in piedi, forte e attrattiva verso un bacino di reclutamento pressoché sterminato in tutto il mondo.

Una strategia dei miliziani potrebbe essere quella di spostare l’attenzione degli analisti occidentali sul suolo europeo e americano: colpire l’Occidente in Occidente mentre lo stesso colpisce l’Isis in Iraq e Siria. Con la difficoltà, da parte occidentale, di avere davanti un nemico non netto nella sua identità, forma e organizzazione. Diversi analisti concordano sulla maggiore pericolosità dell’Isis perché meglio organizzata e più dotata in termini bellici e finanziari. C’è, inoltre, la concreta possibilità che lo Stato islamico stia riuscendo a mettere d’accordo le più varie formazioni jihadiste in una sorta di “internazionale della Jihad”. E adesso?

Il presidente francese Hollande ha immediatamente rilanciato la misura della chiusura delle frontiere. Condivisibile, ma forse tardiva e non del tutto efficace. Serve maggiore coordinamento tra le intelligence occidentali nella identificazione delle cellule jihadiste presenti ovunque in Europa, Stati Uniti e Russia. Prevenire le mosse di un nemico “invisibile” è la sifda che attende governi e cittadini di un Occidente ormai meno libero di prima. Convivere con l’ansia nel quotidiano.

“Aveva ragione Oriana Fallaci…”. Dopo gli attentati a Parigi c’è chi dice che la sua profezia si stia avverando. E dal momento della strage le sue frasi tornano virali sul web. Ecco cosa diceva sulla Francia

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