“Hanno ucciso 60 bambini”. Una strage insopportabile: lacrime e rabbia. Tutto il mondo sotto choc per l’ennesima tragedia che ha visto morire bimbi e adolescenti


Un bagno di sangue. Vittime, ancora una volta, dei bambini. Sarebbero almeno 60 le vittime di uno scellerato attacco impossibile da giustificare. Tutto sotto lo sguardo attonito del mondo.Si infiamma sempre di più il conflitto al confine tra Turchia e Siria. Milizie alleate di Damasco avrebbero iniziato a convergere verso la regione di Afrin, nel nordovest della Siria, riferisce la tv ‘al-Manar’ degli Hezbollah libanesi, alleati delle forze di Bashar al-Assad. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa ufficiale turca ‘Anadolu’, invece, le forze filogovernative siriane, che stavano cercando di entrare nell’enclave curda, si sarebbero ritirate dopo gli attacchi dell’artiglieria turca, che ha esploso “colpi di avvertimento” costringendole a ritirarsi a circa 10 km da Afrin. La ‘Anadolu’ considera “terroristi” i membri delle forze filogovernative siriane.
Tre razzi sono poi stati lanciati dalla Siria settentrionale verso il territorio turco, nella provincia frontaliera di Hatay, dove sono caduti senza causare vittime, riferisce ancora l”Anadolu’, precisando che i razzi sono caduti nel distretto di Kirikhan. Una fonte militare ha dichiarato che l’attacco è partito dall’enclave curda dove, dal 20 gennaio, è in corso l’offensiva militare turca ‘Ramo d’ulivo’. (Continua dopo la foto)








Con l’obiettivo dichiarato di eliminare la minaccia del sedicente Stato Islamico (Is) e dai militanti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg). Secondo la fonte, rimasta anonima, le forze armate di Ankara hanno risposto immediatamente al lancio di razzi.
Nei giorni scorsi, i media ufficiali siriani avevano già annunciato l’arrivo delle “forze popolari” ad Afrin “per sostenere la tenacia degli abitanti contro l’operazione di repressione lanciata il mese scorso dal regime turco”. La notizia dell’ingresso delle milizie alleate di Damasco nella zona viene riportata anche dagli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, citati dall’agenzia di stampa Dpa. Secondo i media della regione, le milizie convergono verso Afrin da Aleppo. (Continua dopo le foto)





 


Immagini diffuse dalla tv libanese al-Mayadeen mostrano mezzi con le bandiere siriane, con miliziani a bordo e carichi di armi, mentre entrano nell’area di Afrin. Nelle immagini i combattenti fanno il segno della vittoria. Nel fine settimana erano trapelate indiscrezioni su un accordo che sarebbe stato raggiunto tra Damasco e i miliziani curdi per il dispiegamento di unità delle forze filo-Assad ad Afrin, enclave curda teatro dal 20 gennaio di una campagna militare lanciata dalla Turchia e dai ribelli alleati dell’Esercito libero siriano. Il prezzo più alto del conflitto continua comunque a essere pagato dalle popolazioni civili. Per il terzo giorno consecutivo, i raid aerei delle forze lealiste siriane hanno continuato a martellare Ghouta Est. Il bilancio è ormai a 200 morti e l’Onu avverte che la situazione è fuori controllo. L’Unicef ha diffuso un comunicato in bianco a indicare che, per tanto orrore, non ci sono parole: «Nessuna parola renderà loro giustizia». Il comunicato è stato diffuso dopo i feroci bombardamenti delle forze lealiste sull’enclave ribelle, alla periferia di Damasco. «Nessuna parola renderà giustizia ai bambini uccisi, le loro madri, i padri e i loro cari», ha detto Geert Cappelaere, direttore dell’agenzia Onu per l’area mediorientale. Parole seguite da una pagina in bianco. E nel postscriptum, un’aggiunta: «Non abbiamo più parole per descrivere la sofferenza dei bambini e la nostra indignazione. Coloro che stanno infliggendo queste sofferenze hanno ancora parole per giustificare i loro atti barbarici?». Circa 200 civili, tra cui circa 60 bambini, sono stati uccisi da domenica da violenti bombardamenti Intanto il presidente russo Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di sicurezza per discutere degli sviluppi ad Afrin: lo rende noto il Cremlino, precisando che i partecipanti hanno anche discusso dell’Ucraina.

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