“Io l’unico a conoscere i peccati di Madre Teresa”: parla il prete (italiano) che l’ha confessata per 50 anni


 

“Anche lei tremava all’idea di morire. Andavo a trovarla nella sua celletta: una branda, un tavolo, una panca, crocefissi dappertutto. Cercava il volto di Gesù negli altri, e lo scopriva nei deboli”. Padre Rosario Stroscio fu padre spirituale di madre Teresa in India. L’uomo, un 94enne siciliano di Furnari, alle pendici dell’Etna, si racconta ad Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera. È quasi cieco da un occhio ma non ha perso un capello. Ha un abbraccio vigoroso e uno spiccato senso dell’umorismo. Oltre alla chiesa ha fatto erigere due statue ai santi della sua vita: don Bosco e madre Teresa, di cui è stato amico e confessore per oltre mezzo secolo. Ha anche costruito un campo da calcio, l’unico del quartiere dove i bambini giocano a piedi nudi sull’erba anziché sui sassi.

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Ma quali peccati aveva mai da confessare madre Teresa? “Siamo tutti peccatori. Don Bosco, padre di noi salesiani, che era un santo potentissimo, capace di guarire i moribondi e – se avesse voluto – di far morire i sani, si confessava ogni settimana. Madre Teresa avvertiva questa necessità più di rado, e mi confidava cose che ovviamente conosce e conoscerà solo il Signore. Parlavamo in inglese, perché lei non ha mai imparato l’italiano. Posso raccontare questo: quando madre Teresa si sentì prossima alla fine, e l’arcivescovo di Calcutta mi mandò a chiamare perché le impartissi l’estrema unzione, anche lei aveva timore di morire. E tremava. La morte è terribile per tutti. Anche lei che era una santa, che aveva visto morire migliaia di derelitti, che era certa della vita ultraterrena così come era certa che il sole sorge e tramonta, anche lei aveva timore. Non paura; trepidazione, ecco. Trepidazione di presentarsi davanti a Dio. Il bello fu che quella volta non morì…”.

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Padre Rosario Stroscio è l’ultimo, o uno degli ultimi, missionari cattolici ancora vivi e attivi in India, che da tempo ai missionari ha chiuso le frontiere. Le suore ne parlano come di un santo. Per leggere l’intervista intera, basta cliccare sul Corriere della Sera.

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