Una vita di follia e tragedie che si lasciava alle spalle. Ma ora la sua esistenza è finita così


 

È morto a 83 nel carcere dove stava scontando 9 ergastoli Charles Manson, il pluriomicida satanista diventato tristemente famoso per essere l’autore del massacro di Beverly Hills dove venne trucidata, incinta all’ottavo mese, l’attrice Sharon Tate moglie del regista hollywoodiano Roman Polanski. Da giorni si susseguivano voci sul suo stato di salute sempre più precario, ricoverato qualche giorno fa all’ospedale di Bakersfield in California per una gravissima emorragia intestinale. Manson era nato a Cincinnati, Ohio nel 1934 da Kathleen Maddox, che lo ha partorito a 16 anni. Suo padre era probabilmente un certo colonnello Scott, ma Charles ha preso il cognome da William Manson, un uomo con il quale la madre era vissuta per qualche mese. Non c’è bisogno di essere psichiatri per capire come una vita passata tra uno squallido motel e l’altro con una madre che si prostituisce possa creare abissi profondi nella mente di un bambino. Affidato nei giorni buoni ai vicini di casa o agli zii, Manson ha cominciato con qualche furto, poi con piccole rapine ai negozi e a 16 anni è stato arrestato per avere portato un’auto rubata oltre il confine. (Continua dopo la foto)








È passato da un istituto correzionale all’altro e poi di nuovo in cella, dove si imparano tante cose, ad esempio a gestire un giro di prostituzione. Arrestato di nuovo per avere portato donne da uno stato all’altro, ha passato dieci anni nella prigione di McNeil Island nello stato di Washington, un lungo periodo di tempo che ha utilizzato per mettersi finalmente a studiare, diventando molto esperto di esoterismo, negromanzia, ipnotismo, scientologia e magia nera, e imparando anche a suonare la chitarra.  Nel 1954 ottiene la libertà condizionata e, dopo essere andato a vivere dagli zii in Virginia, sposa Rosalie Jean Willis ma continua a compiere piccoli reati per i quali viene nuovamente arrestato. (Continua dopo le foto)





Uscito di galera avvia un giro di prostituzione portando le sue donne da uno Stato all’altro e per questo reato, a partire dal 1960 trascorre dieci anni nella prigione di McNeil Island, nello Stato di Washington. Qui studia esoterismo, magia nera, ipnotismo e negromanzia. Manson, grazie al pagamento di una cauzione, esce dal carcere nel 1967, appena in tempo per partecipare alla la “summer of love” in una comunità hippy di San Francisco dove si fa apprezzare come chitarrista e per le sue doti di comunicatore. Queste doti gli consentono di “mettersi in proprio” e fondare la “Famiglia”, una comunità hippy che sorgeva dentro un ranch della San Fernando Valley. Qui, insieme ad altri 50 giovani, Manson passava il tempo fumando hashish, facendo uso di LSD e sesso di gruppo. Sosteneva di essere la reincarnazione non solo di Gesù, ma anche di Satana e, intanto, progettava furti, rapine e omicidi. In un anno e mezzo Manson e i suoi adepti girano l’America: dallo Stato di Washington fino al Messico e alla California per, poi, fermarsi a Los Angeles. Nell’agosto del ‘69 Manson decide di farla pagare a Terry Melcher, produttore discografico che si era rifiutato di scritturarlo come musicista e pensava che i Beach Boys avessero aveva inserito un suo brano in un loro disco modificando solo i versi e la musica. Per questo motivo il noto criminale prese di mira la villa che Melcher aveva affittato al regista Roman Polanski e a sua moglie Sharon Tate, un’attrice di 26 anni che all’epoca era incinta di 8 mesi. Il 9 agosto 1969 pianifica e attua l’incursione ma non vi partecipa direttamente. Gli assassini materiali della Tate e dei suoi ospiti sono Charles “Tex” Watson e le adepte Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Roman Polanski si salva perché si trovava a Londra per motivi di lavoro. Oltre alla Tate, perdono la vita anche il suo parrucchiere Jay Sebring, lo scrittore Wojciech Frykowski e la sua fidanzata, Abigail Folger che vengono accoltellati ripetutamente e ferocemente. La Atkins usa il sangue delle vittime per scrivere “PIG”, porco, sulla porta di ingresso, mentre dentro casa scrive scritto Helter Skelter, il titolo di una canzone dei Beatles che significa confusione, rinfusa. L’inizio, o la fine, di tutto.

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