“L’hanno uccisa davanti casa”. Lutto nel giornalismo. È morta una straordinaria reporter, una donna coraggiosa sempre in prima linea per la verità. “Il suo ultimo post su Facebook”: è quello il motivo dello spietato omicidio?


 

È stata freddata senza pietà: a colpi di pistola davanti casa, nella città di Bangalore in India. La giornalista Gauri Lankesh di 55 anni, molto nota per le sue battaglie contro le caste e la politica nazionalista indù, è stata aggredita la sera del 5 settembre, intorno alle 20 ore locali, da un commando di sconosciuti che le ha sparato a distanza ravvicinata. Le hanno sparato sette colpi, di cui tre hanno raggiunto la donna: due al torace ed uno in fronte. Lankesh era molto conosciuta per la sua critica laicista nei confronti dei nazionalisti indiani e della destra, compresi i membri del partito conservatore di governo Bjp, Bharatiya Janata Party. Nei suoi ultimi post su Facebook la giornalista aveva affrontato il tema della persecuzione della minoranza musulmana Rohingya in Birmania, ma anche quello dei diritti gay in India. Nota semplicemente come Gauri, nata da una famiglia induista originaria di Bangalore, aveva iniziato la sua carriera al The Times of India. In seguito era diventata la responsabile del settimanale indipendente Lankesh Patrike che da lei prendeva il nome. (continua dopo la foto)








La notizia della sua morte ha commosso l’India ma ha anche scatenato dure polemiche sulla matrice dell’omicidio e sul modo in cui è affrontato dalle autorità. Secondo la tv alla news Ndtv è stata “messa a tacere la voce del coraggio“, poiché alla base dell’omicidio ci sarebbero proprio le idee progressiste di Gauri. Il governatore dello Stato, Siddaramaiah, che ha subito condannato l’omicidio dichiarando di essere “completamente scioccato” e definito la reporter “un avvocato della secolarizzazione ed una lottatrice contro le ingiustizie“, ha poi ordinato la costituzione di un team di investigatori, guidato da un Ispettore generale ed ha attribuito l’omicidio a “criminalità organizzata“. (continua dopo le foto)






 


Negli ultimi anni, i cronisti critici verso i nazionalisti induisti sono stati sempre più presi di mira da campagne diffamatorie. Alcuni esponenti del Bjp sono arrivati ad attaccare apertamente i giornalisti coniando per descriverli il termine “presstitute“, dall’unione delle parole “stampa” e “prostituta”. I cronisti critici – o considerati tali – sono stati bersaglio di campagne diffamatorie sui social network, mentre molte giornaliste donne sono state aggredite e violentate. I ministri che appartengono al partito di governo indiano, Bjp (Bharatiya Janata Party), hanno a loro volta apertamente criticato la stampa, coniando il termine “presstitute” – acronimo tra press (stampa) e prostitute (prostituta) – per dileggiarli. L’ultimo post su Facebook di Lankesh, pubblicato poche ore prima dell’omicidio, era un appello alle autorità sulla deportazione di migliaia di rifugiati Rohingya a Myanmar.

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