“Voi ve lo dimenticherete, noi mai”. Charlie Gard. Dopo la morte del piccolo, condannato da una tremenda malattia genetica, arriva una lettera. Struggente. “Ho amato da morire questo bambino”


 

“Ho amato da morire questo bambino”. Charlie Gard. La struggente storia del bimbo condannato da un’impietosa malattia genetica non si è conclusa con la sua morte. Il piccolo non può ancora riposare in pace. Il Guardian, quotidiano inglese, pubblica un articolo in forma anonima e che è attribuito a un componente dello staff del Great Ormond Street Hospital, struttura che ha assistito il bambino. “Toccava a noi dire basta”. Così è intitolato. Una lettera, per raccontare la sofferenza del personale sanitario. “Come tutte le persone dell’unità medica, ho amato da morire questo bambino. Ma siamo arrivati a un punto dove non c’era più nulla da fare”. Il suo compito, ha spiegato: “Non è solo un lavoro, ma è una ragione di vita tenere in vita questi bambini, per restituirli ai genitori e garantirgli la vita migliore possibile”. Spiega tutti i sacrifici cui i medici si sottopongono, saltano pause, rimangono nella struttura oltre l’orario previsto. Pur di svolgere il loro lavoro al meglio. E se non ci riescono, una volta fuori, piangono. Come chiunque altro. Charlie potrebbe avere sofferto più del dovuto, per l’attenzione ricevuta. (Continua a leggere dopo la foto) 







Attenzione che ha portato alle prese di posizione di papa Francesco, del presidente Usa Donald Trump, del ministro degli Esteri britannico Boris Johnson. Purtroppo, però, secondo il sanitario, la gente sapeva poco o nulla della situazione reale. “Così, la vicenda di un piccolo ammalato di una malattia incurabile si è trasformata in una soap opera”. Tanto che pure gli amici del personale medico coinvolto arrivavano a chiedere: “Perché state cercando di uccidere questo bambino?”. Ma l’autore si domanda: “Avete mai incontrato davvero un medico o un infermiere che voglia far morire un bambino?”. (Continua a leggere dopo le foto) 








 

Quindi un invito a quelli che definisce guerrieri di tastiera. Quelli che hanno invaso i social con commenti e invettive contro lo staff medico. Arrivando a conclusioni affrettate, quando non pure superficiali. Insulti a loro, che sono genitori di altri bambini. Commenti letti dai loro cari. Così come altri familiari di altri piccoli, che potrebbero mettere in dubbio i trattamenti dati ai propri figli. “Voi dimenticherete presto questa storia – conclude l’operatore sanitario – ma per i genitori di Charlie il dolore sarà inimmaginabile, la loro perdita incommensurabile, non la dimenticheranno mai. E nemmeno noi”.

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