“Si riaccende la speranza”. Caso Charlie Gard, la notizia inattesa: “Ecco cosa possiamo tentare per salvarlo”. E arriva la mossa di papa Francesco, che spiazza tutti: “Cosa vuole fare per il piccolo”


 

“Difendere la vita, dal concepimento fino alla morte naturale”. E così, fedele a questo precetto elevato alla dignità di dogma di fede, la Chiesa di Roma continua a la sua battaglia. Una battaglia tutt’altro che silenziosa, urlata dal palazzo apostolico con forza e ribadita una volta di più dal papa gesuita Francesco pronto a giocarsi la carta dell’escamotage burocratico per permettere al piccolo Charlie Gard di essere ricoverato a Roma, all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. A far filtrare l’indiscrezione, così forte da creare un caso diplomatico tra le due nazioni, è il tabloid britannico Sun che cita una «fonte di alto livello» in Vaticano, secondo cui le limitazioni legali poste dalla giustizia britannica allo spostamento del bimbo malato terminale in un altro Paese potrebbero essere «superate» se diventasse cittadino dello Stato del Vaticano: «Sarebbe un fatto senza precedenti, ma si sta valutando», avrebbe spiegato la stessa fonte, aggiungendo: «I parametri legali impediscono che venga spostato e curato all’estero. Se questo può essere superato, allora sia così». (Continua dopo la foto)








Tanto più che è «ben noto che il Papa ha preso come interesse personale il caso di Charlie, commentando la vicenda pubblicamente due volte». Tuttavia, non c’è solo Francesco in prima linea, mentre in Italia e in Vaticano si sta studiando ogni possibilità per salvare Charlie Gard, anche un ospedale americano offre aiuto al bimbo inglese . La nuova speranza arriva dal New York-Presbyterian Hospital/Columbia University Medical Centre che, secondo quanto riportano i media internazionali, ha messo a disposizione un farmaco sperimentale non ancora approvato dall’agenzia regolatoria Food and Drug Administration. Il nosocomio statunitense si dice “disponibile ad accogliere e valutare Charlie”. (Continua dopo le foto)




 


 

Facendo quanto necessario per “trasferirlo in sicurezza nella nostra struttura” e per trattarlo con il farmaco per cui la Fda potrebbe dare un’autorizzazione d’emergenza. In alternativa, se gli ostacoli legali al trasporto del bambino fossero insuperabili, il centro Usa in accordo con la Fda potrebbe “organizzare un invio del medicinale al Great Ormond Street Hospital e dare istruzioni” ai medici britannici per somministrarlo. Uno specialista americano ha spiegato ai giudici Gb che, grazie al trattamento, ci potrebbe essere “una piccola chance” di un significativo miglioramento delle funzioni cerebrali del piccolo.

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