Referendum Grecia, ecco cosa succederà (riguarda anche noi!)


 

I greci hanno detto Oki, ovvero no alla Troika con oltre il 60%. Un risultato che ha superato tutte le aspettative, dopo una settimana in cui la chiusura delle banche e le dichiarazioni di Bruxelles avevano messo a dura prova i nervi dei cittadini ellenici. Ma il refrain del “votare no è uscire dall’euro” non ha convinto i greci. Che succede ora? Come ricorda Lettera43, la linea di Syriza era chiara: un no a questo accordo e torniamo al tavolo delle trattative per negoziare un’intesa migliore. Ma proprio qui nascono i problemi. La vittoria del premier Tsipras rafforza i partiti anti austerity anche in altri Paesi Ue, a partire da Podemos in Spagna che secondo la stampa iberica avrebbe già guadagnato punti nei giorni del referendum greco. Ma mette a dura prova i partiti politici del Nord Europa, la Cdu di Angela Merkel in testa. E porta al tavolo negoziatori più divisi e irrigiditi di prima.

 

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Syriza chiede ai partner internazionali di chiudere il negoziato in tempi rapidi, anche “entro le prossime 48 ore”. E ancora: “Il governo greco ora andrà al nuovo negoziato con due nuovi elementi: il rapporto dell’Fmi sull’insostenibilità del debito greco e un nuovo mandato popolare”, ha dichiarato l’uomo delle trattative, il capo negoziatore greco Euclid Tsakalotos. Ma già il 2 luglio il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, aveva avvertito: Atene “non può pensare di poter ricominciare le trattative da zero”. E nella serata del 5 luglio, le tensioni sono scoppiate. Il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha gelato il premier greco: “Ha distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e la Grecia”. Le sue parole acquistano ancora più peso perché Gabriel è anche presidente dell’Spd, il centrosinistra tedesco, lo stesso partito del presidente del parlamento Ue, Martin Schulz, numero uno dei socialisti europei. Schulz la sera del 5 luglio ha proposto addirittura un piano di aiuti umanitari per la Grecia: “Pensionati, bambini, gente comune, non dovrebbero pagare il prezzo della situazione drammatica in cui si trova il Paese e in cui l’ha portato il governo di quel Paese ora”.

Ma a contrapporsi alla linea dura dell’Europa del Nord ci potrebbero essere Roma e Parigi. Il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan ha chiesto un nuovo programma di aiuti che non si limiti “alla dimensione finanziaria” ma affronti “il bisogno di investimenti e profonde riforme delle istituzioni economiche necessarie per rimettere l’economia greca sulla strada di una crescita sostenibile”. Il suo omologo francese, Emmanuel Macron, ha invitato i governi europei a essere ragionevoli. Insomma, gli scenari possibili sono diversi, molto si capirà già dai primi incontri di oggi alla Bce.

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