Vite maledette – L’orribile storia della 28enne mutilata dal marito che non voleva divorziare


 

Quella raccontata dall’Espresso è l’ennesima storia di sopraffazione, di una donna costretta ad accettare la prepotenza del marito che la vuole con sé a tutti i costi. La 28enne Arzu Bostac è una delle tante donne turche piegata dalla disparità di “valore” tra uomo e donna. Sposata quando era bambina e madre di sei figli, per anni ha tentato di separarsi dal marito violento. Che l’ha punita privandola di gambe e braccia. Adesso si appella ai medici internazionali per recuperare almeno l’uso delle braccia che le consentirebbe di riavere i bambini. Il racconto di Federica Bianchi per il settimanale è terribile: “La incontro nel minuscolo appartamento dei genitori a Sincan, una cittadina-dormitorio delle classi meno abbienti a 40 chilometri dalla capitale Ankara. Lei è lì, sul letto accanto alla finestra, il bel volto mediterraneo avvolto da un foulard legato sulla nuca, un cuscino a coprire l’assenza di gambe. Le braccia sono rivolte verso l’alto. Sembrano ossa rosicchiate dai cani”.

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“Il padre, un muratore a ore, la osserva da una sedia posta ai piedi del letto. È lui che a 14 anni l’ha data in sposa a Ahmed Boztas, un giovane di 24 anni, che l’aveva notata per strada e aveva deciso di sposarla. Lei lo aveva visto appena e la prima impressione – così racconta – è stata subito negativa”. Ma il volere del padre è riuscito a prevalere, in una logica che vede il pater familias in posizione di supremazia: “Non avevamo altra scelta – spiega l’uomo – non avrei potuto mantenerla, avevamo otto figli e a 14 anni abbiamo fatto sposare le 4 femmine. La famiglia di lui aveva più soldi di noi anche se lui non ha mai lavorato in vita sua. Certo non avremmo mai immaginato cosa sarebbe successo a Arzu”.

Le vessazioni sono cominciate subito: “Mi è stato chiaro dal primo giorno che ero considerata una serva da tutta la famiglia, madre inclusa. Non ho mai visto un gesto d’amore da parte di nessuno”, racconta Arzu alla cronista italiana. “Mi diceva che se avessi divorziato avrebbe ucciso mio padre e mia madre. Sapevo che ne sarebbe stato capace”.

Poi lei si è fatta coraggio, ma è cominciato l’incubo. “Non ti ucciderò ma divorzierai da me solo da storpia”, disse il marito. “Poi mi chiese di stendermi sul letto con gambe e braccia divaricate. Mi rifiutai e mi sparò ad entrambe le gambe. Crollai a terra con le braccia in grembo. A quel punto nel sangue alzai gli occhi e gli chiesi di lasciarmi almeno le braccia per potermi prendere cura dei nostri figli. Per tutta risposta lui con un piede mi allontanò le braccia dal mio ventre, prese la mira e sparò ad entrambe. Poco dopo sparò una volta ancora alle gambe e a una delle due braccia”.

“Quando sono arrivata in ospedale mi hanno dato per spacciata. E invece ho contiinuato a vivere. Al mio risveglio avevo un tubo in bocca e non avevo più le gambe. Provavo a parlare con gli occhi”. L’unica speranza di Arzu è quella di recuperare l’uso delle braccia. Magari anche soltanto di un braccio. Ma non è facile perché avrebbe bisogno di ulteriori interventi che non essendo salvavita non sono offerti dai servizi sanitari turchi. Per questo si appella ai medici internazionali per trovare un aiuto. Se recuperasse l’uso di un braccio potrebbe ottenere un paio di protesi per le gambe, ricominciare a muoversi  e riavere i suoi figli. Altrimenti non le resterà che aspettare la morte a letto.

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