Crisi Libia, rischi enormi per l’Italia ma a guadagnarci (5 miliardi) è la Francia…


Guardando alla Libia in fiamme l’Italia è il paese più esposto, soprattutto per fattori geografici. E quindi dovrebbe essere il primo a parlare, a suggerire mosse anti Isis e, perché no, a prendere l’iniziativa a livello internazionale. Ma si fa concreta la possibilità che la guerra all’Isis la conduca la Francia, proprio come accadde con la destituzione di Muammar Gheddafi, pilotata dall’allora presidente Nicolas Sarkozy. “Ogni reazione dev’essere coordinata dall’Onu”, ha detto ieri il nostro premier Matteo Renzi, dopo gli slanci suoi e di qualche esponente di peso del governo, a cominciare dal ministro della Difesa Pinotti. L’Italia, insomma, non vuole fare la guerra o perlomeno non subito e non da sola. L’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di coinvolgere Stati Uniti e Russia nell’ambito di una grande missione sotto l’egida dell’Onu. Ma Mosca e Washington non sembrano interessate alla prima linea. E così mentre l’Italia rischia, c’è un altro paese amico che comincia a guadagnarci.

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La Francia, difatti, è già attivissima. François Hollande si è mosso in anticipo appoggiando l’azione militare delle forze armate egiziane, che in questi giorni stanno bombardando gli avamposti dell’Isis in Libia e, nel frattempo, il ministro della Difesa francese è volato al Cairo per vendere 24 cacciabombardieri Rafale, cioè una commessa da 5 miliardi di euro. L’Eliseo, tra l’altro, ha chiesto per primo la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approfittando delle incertezze italiane. Il quadro è piuttosto chiaro: se ci sarà intervento militare internazionale, il comando spetterà alla Francia. Ma l’Italia, pur non essendo leader della possibile coalizione anti Isis in Libia, non sarebbe comunque al sicuro.

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