Crisi Ucraina, c’è l’accordo: l’Europa allontana la guerra. Ma non è finita…


L’Europa ha allontanato, almeno per ora, il rischio di trovarsi in guerra. I leader che hanno partecipato ai colloqui di Minsk sulla crisi in Ucraina hanno trovato un accordo, dopo una maratona notturna di 16 ore. Il piano prevede un cessate il fuoco a partire dal 15 febbraio, ma finché non sarà raggiunta una tregua completa – è scritto nell’accordo – tutte le parti dovrebbero mostrare moderazione ed evitare spargimenti di sangue inutili. Al vertice è stato concordato anche il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte del conflitto e, inoltre, tutti i prigionieri di guerra del conflitto nel Donbass saranno liberati entro 19 giorni. “Abbiamo un segnale di speranza – ha affermato la cancelliera tedesca, Angela Merkel – ma naturalmente passi concreti devono essere fatti. E ci sono ancora grandi ostacoli davanti a noi”. Alla fine delle 16 ore di negoziato, questa mattina, Merkel, Hollande e l’ucraino Poroshenko hanno lasciato il palazzo dell’Indipendenza di Minsk per volare a Bruxelles, dove è in programma un vertice dei leader europei. Tuttavia, non è finita e segnali di diverso avviso arrivano dai filo-russi dell’Ucraina.

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I cosiddetti ribelli non vogliano ritirarsi e non sarebbe stata raggiunta l’intesa né sulla linea della demarcazione dei confini orientale né sul suo futuro status giuridico di quella parte del paese. “Kiev dovrebbe fare una riforma costituzionale per rispettare i diritti della popolazione dell’Ucraina dell’est”, ha detto Putin parlando coi giornalisti al margine del summit. Ma poco dopo è arrivata la replica del suo omologo ucraino Poroshneko segnalando che gli accordi non prevedono alcuna autonomia per le aree sotto il controllo dei ribelli separatisti nell’est. Punti di vista opposti che spiegano bene la strada ancora lunga per una pace effettiva.

Crisi Ucraina, ecco perché in Europa può davvero scoppiare la guerra