Facebook (e twitter), rivoluzione (che a molti non piacerà). “Ecco cosa serve per poter utilizzare i propri account dei social”. Di che si tratta


 

I social, si sa, costituiscono uno spazio di libertà straordinario e contribuiscono anche alla formazione di opinioni e consensi, spesso in maniera determinante. Ultimamente vi sono sempre più persone che usano i social e, purtroppo, ci sono sempre più “analfabeti emotivi” che utilizzano questi mezzi di comunicazione e condivisione, ignorando totalmente la “netiquette” nella stesura di post e commenti e sono soprattutto i ragazzi ad essere esposti ai rischi della rete, ma sono gli stessi che sottovalutano i rischi e le conseguenze che possono avere le loro azioni nel web. É quindi sotto gli occhi di tutti che la situazione sta sfuggendo di mano, ma i social non sono un gioco e non devono essere considerati come tali. Recentemente in Italia sono stati chiusi molti siti e portali di bufale con un chiaro orientamento razzista e populista, che hanno sicuramente influenzato molti italiani che navigano sui social senza essere preparati e consapevoli di quello che si può trovare al loro interno. (Continua a leggere dopo la foto)








 

In questi ultimi tempi social come Facebook si stanno muovendo, anche se con molta lentezza, nella direzione di contrastare le notizie false. Ma non basta: ecco infatti che nasce l’idea di realizzare un patentino per Facebook e Twitter, proposta già da qualche anno da un docente di psicologia delle nuove tecnologie della comunicazione, Giuseppe Riva, insegnante alla Cattolica di Milano. L’idea era di realizzare una vera e propria “patente” per ragazzi sotto i 15 anni. Il motivo è quasi scontato: sono loro i soggetti più “fragili” della rete e, spesso, anche i meno informati. 

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Servirebbero dunque corsi di formazione e patentini per chi decide di utilizzare i social. L’idea è solo un primo passo verso un vero e proprio cambiamento del mondo dei social, che dovrebbe prevedere regole chiare sul comportamento all’ interno di quel mondo e una maggiore consapevolezza da parte di persone che, spesso senza neanche rendersene conto, rischiano di creare più danni di un incidente stradale. Forse anche chi ha responsabilità all’interno del governo dovrebbe iniziare a muoversi in questa direzione.

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