Guardi film e serie tv in streaming o scarichi? Ora rischi grosso. Attenzione all’ultima trovata delle grandi case di distribuzione per combattere il download: “Sanno chi sei e ne paghi le conseguenze…”


 

“Pronto? Lei scarica troppi film illegalmente, o smette o le togliamo la linea Adsl”. E voi come reagireste se il vostro Internet provider vi chiedesse di smettere immediatamente di scaricare musica e film pirata, minacciandovi di staccarvi la spina? Dopo un primo momento di panico e stupore, probabilmente vi porreste tante domande. Uno scherzo? Un abuso? Come hanno fatto? Come si permettono? Siamo venuti a conoscenza di una prassi non troppo pubblicizzata che viene adottata da alcuni piccoli provider. Abbiamo avuto conferma dai grandi operatori nazionali che si tratta di una stranezza e che loro non hanno mai fatto nulla di simile. Per correttezza abbiamo deciso di proteggere le nostre fonti – scrivono i gioranlisti di Tom’s Hardware – poiché la priorità non è mettere qualcuno alla gogna, bensì far emergere una criticità degna di interesse. Tutto è iniziato con la segnalazione da parte di un lettore. Aveva ricevuto una comunicazione piuttosto informale – via mail e dunque senza valore legale – da parte del suo provider. Una società di modeste dimensioni del Nord Italia.

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Con la mail si intimava di terminare ogni (presunta) attività pirata online, nello specifico il download di materiale protetto da copyright. Si parla di soprattutto di film e telefilm. “Ci sono arrivate numerose segnalazioni di utilizzo illecito del suo collegamento da parte di molteplici detentori dei diritti a mezzo diretto o dei loro uffici legali (Viacom, Paramount, Metro Goldwin Mayer e altre case di distribuzione)”, si legge nella mail. “Esse contengono precisi dettagli relativi al materiale scaricato, agli orari di download, all’indirizzo IP utilizzato, alla titolarità dei diritti di chi effettua la segnalazione, il tutto con regolari recapiti di contatto, assunzione di responsabilità delle affermazioni contenute e firma digitale con certificato valido e confermato in merito all’autenticità del mittente e contenuto dei messaggi”. Il rischio è che i detentori dei diritti avrebbero potuto procedere per via legali – coinvolgendo anche l’azienda “come complice dell’attività” – se ogni azione illegale non fosse cessata. “Gentilmente le chiediamo di darci riscontro entro 48 ore. In caso di mancato o non corretto riscontro ci vedremo costretti a procedere con la disdetta del servizio”, così concludeva la mail. Chissà cosa succederà ora. Bisognerà attendere un uovo nuovo articolo di Tom’s Hardware e vedere.

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