Facebook, attenti a quel like. Mettono “mi piace” a un post e finiscono sotto processo. Perché puoi finire nei guai solo per un clic


 

Portati in tribunale con l’accusa di diffamazione. Il motivo? Un “like” di troppo su Facebook ritenuto lesivo nei confronti di chi ha presentato la querela: ossia l’ex sindaco Pasquale Rizzo ed il legale del Comune Guido Massari. Una battaglia giudiziaria per la quale i denuncianti, da parte loro, sostengono che il “mi piace” è espressione di libertà di pensiero. I fatti, racconta la Gazzetta del Mezzogiorno risalgono all’ottobre del 2014 quando, secondo l’accusa, avrebbero «offeso l’onore del decoro e la reputazione di Guido Massari e dell’ex sindaco Pasquale Rizzo».

«In quanto – è riportato nel dispositivo -, in alcuni scritti e postati sulla bacheca pubblica del social network denominato Facebook, facendo riferimento in generale alla gestione della struttura amministrativa del Comune, di cui Rizzo era sindaco e, in particolare, della conduzione dell’Ufficio legale dell’anzidetto comune, di cui Massari è responsabile, davano vita ad un dialogo nel corso del quale il Massari era accusato di un costante assenteismo dall’Ufficio, di una gestione delle cause per risarcimento danni intentate nei confronti del Comune, inquinata da un enorme conflitto di interessi perché finalizzata ad una autoliquidazione dei compensi anche “sulle cause non vinte”, ipotizzando, altresì, la percezione da parte del Massari di “indennità discutibili” e, in definitiva, accusando il Massari di opporsi sistematicamente a transigere le controversie con i cittadini “perché altrimenti ci sono meno parcelle per il legale”ma con l’effetto perverso di generare “una triplicazione dei costià” come” Capolavori dell’Amministrazione”».

Il tutto in un «generale contesto diffamatorio, di dileggio e di minaccia, condiviso da parte di tutti i partecipanti». La voce si è sparsa subito in città, e scomettiamo che, tra gli internauti, sono in molti a tremare. Ve lo immaginate?

 



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