Facebook, nuovo ‘allarme’: “Uscite dal social per non essere spiati dagli Usa”


 

Bufala dopo bufala, spesso è difficile rendersi conto della bontà dei consigli sull’uso del web e, in particolare, dei social network. Il dubbio è sempre lo stesso: quanto siamo al sicuro, quanto sanno e raccolgono sulla nostra vita? Già, perché ogni “mossa” sulla rete lascia una traccia. Poi sta ad altri approfittarne o meno. Ora è la Commissione europea – non un qualsiasi comitato di difesa dei diritti – a lanciare se non un allarme, almeno un consiglio ai cittadini dei 28 paesi membri che suona più o meno così: chiudete il vostro account Facebook se non volete che i servizi di sicurezza statunitensi vadano a sbirciare tra le vostre informazioni personali. L’argomentazione comunitaria è questa: l’accordo “Safe Harbour” tra Europa e Stati Uniti sulla protezione dei dati personali non tutelerebbe a sufficienza la privacy dei cittadini del Vecchio continente.

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Ora, va chiarito che non è la Commissione in sé a dirlo ma Bernhard Schima, che dell’organo Ue è un avvocato che ha portato alla Corte di giustizia di Lussemburgo il caso di Maximilian Schrems, attivista che si batte per la tutela della privacy dei cittadini dallo scoppio del Datagate. La tesi principale di Schrems è quella che i dati personali che milioni di persone affidano ai social network, e più in generale all’intero web, non sarebbero sicuri una volta “trasferiti” su server di proprietà statunitense.

Davanti alla Corte Schima ha spiegato che la Commissione Ue non è in grado di confermare che i principi dell’accordo Safe Harbour siano in grado di garantire l’adeguata protezione dei dati personali dei cittadini europei. Dal canto suo, Schrems ha spiegato ai giudici europei che alle aziende che operano sul territorio europeo non dovrebbe essere permesso il trasferimento negli Stati Uniti dei dati personali dei cittadini Ue perché proprio gli Stati Uniti non sarebbero più in grado di garantire un’adeguata tutela di questi dati, come si evince dalle rivelazioni di Edward Snowden, l’informatico che ha lavorato per la Cia e che ha diffuso notizie sui metodi di raccolta dei dati sensibili da parte degli Usa. Schrems ha soprattutto portato all’attenzione dei giudici numerosi reclami contro i colossi del web come Apple, Facebook, Microsoft, Skype e Yahoo. La Corte di giustizia europea si pronuncerà sulla questione entro il 24 giugno. Riguardo alla frase di Schima che consigliava ai cittadini europei di chiudere il proprio account Facebook, i vertici del social network non hanno rilasciato ulteriori commenti.

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