“Decidi, o sei scemo o ti querelo”. Live, durissimo scontro tra Alessandro Cecchi Paone e Walter Zenga. Barbara D’Urso costretta ad intervenire

A Live – Non è la D’Urso, una furiosa lite tra Alessandro Cecchi Paone e Walter Zenga. Tra i due ospiti è scoppiato uno scontro a distanza. Una discussione a causa del vaccino sul Covid-19 che ha spinto l’opinionista televisivo a minacciare di agire per via legali contro l’ex allenatore: “Ma sei scemo o vuoi che ti querelo?” In collegamento da Dubai, il padre di Andrea Zenga del Grande Fratello Vip ha raccontato a Barbara d’Urso di avere fatto il vaccino cinese.

La sua analisi in tema vaccini ha indispettito Alessandro Cecchi Paone. Zenga l’ha accusato di non essere mai uscito oltre Milano e il divulgatore scientifico è scoppiato: “Ti querelo, non parlare di scienza ma parla di pallone, ignorante, buzzurro. Lui non è titolato a parlare i vaccini, i vaccini devono passare delle importanti certificazioni”. La conduttrice ha cercato di riportare un clima sereno in studio e ha bacchettato i suoi ospiti per i toni accesi. (Continua a leggere dopo la foto)


Zenga ha spiegato come funziona la vaccinazione a Dubai e le notevoli differenze con l’Italia. Negli Emirati la popolazione può scegliere quale vaccino ricevere e il Paese ha preso un accordo con più case farmaceutiche per avere un approvvigionamento importante. Lì ci sono quattro vaccini e il cinese è quello più disponibile in quell’area del mondo. (Continua a leggere dopo la foto)

In Europa, invece, la versione cinese del vaccino anti-Covid non è stato ancora approvato dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Beatrice Lorenzin, deputata della Repubblica italiana e volto del Partito Democratico, ha spiegato che i cinesi non hanno fatto richiesta all’Ema per vendere il loro vaccino in Europa. (Continua a leggere dopo la foto)

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Giorgia Meloni, invece, ha dichiarato nella trasmissione di Barbara D’Urso che c’è molta confusione nella distribuzione del vaccino. Il virus è particolarmente pericoloso per alcune fasce d’età e per immunodepressi ed è partita dal presupposto che da quelle categorie bisogna partire. Per la ministra, le scelte sono state fatte in modo un po’ confuso.

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