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Salviamo l’Archivio di Stato. È la nostra memoria

È lo scrigno della storia d’Italia, dall’Unità a oggi. Stiamo, però, per buttare la chiave. “A partire dal prossimo anno, se la situazione non cambierà in modo radicale, l’Archivio Centrale dello Stato chiuderà“. A lanciare l’allarme è il sovrintendente Agostino Attanasio. A confermarlo è l’algebra: per garantire la gestione ordinaria, spiega a Repubblica.it,  servono 800 mila euro l’anno, ma nel 2013 l’ACS ne ha ricevuti 650 mila, ora i risparmi sono finiti e il futuro è nero. Mancano i soldi, manca anche il personale, con conseguenze immaginabili sulla consultazione e sulla digitalizzazione dei documenti. Manca pure lo spazio. Oggi i faldoni sono ammassati in 120 chilometri di scaffali in una sede, a Roma Eur, che è bellissima con i suoi marmi e le sue vetrate, ma paradossalmente è poco adatta a preservare dal deterioramento i suoi tesori. Ora il ministero dei Beni Culturali pensa di trasferire parte dei documenti in un deposito a Pomezia organizzando fin lì per gli studiosi un servizio navetta dalla Capitale. A settembre arriveranno all’ACS i documenti desecretati sulla stagione delle stragi. Con il rischio che, finita la ragion di Stato, continuino ad essere invisibili per ragioni di budget, in un Paese che sembra voler rinunciare alla sua memoria.



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