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Striscia la Notizia, brutte notizia. La clamorosa mossa contro Mediaset: cosa è successo

In onda dal lunedì al sabato in access prime time su Canale 5 sin dal 1989 – a prima edizione, del 1988, andò in onda su Italia 1 – Striscia la notizia, il telegiornale satirico ideato da Antonio Ricci, con circa 6500 puntate, è il secondo programma più longevo di Mediaset, preceduto soltanto da un’altra leggenda come Forum. Nel corso degli anni Striscia ha profondamente influenzato la televisione italiana, puntando la propria lente d’ingrandimento, distorta e personalissima, sulle storture e i vizi della politica e dello spettacolo.

In queste ore il telegiornale satirico di Antonio Ricci è balzato agli onori delle cronache per una battaglia legale che, secondo quanto riporta l’AdnKronos, dovrebbe affrontare a causa di una serie di servizi andati in onda in questi giorni. (Continua a leggere dopo la foto)


La tv pubblica, a quanto apprende l’agenzia di stampa, sta preparando tutte le carte per fare causa a Mediaset dopo i numerosi servizi di Striscia la Notizia e in particolare di ‘Rai Scoglio 24’, spazio satirico diretto da Pinuccio (Alessio Giannone), dedicati alle sedi estere del servizio pubblico.Servizi in cui ‘Pinuccio’ punta il dito contro “le spese pazze” delle sedi estere Rai e, per quanto riguarda la sede di New York in particolare, parla di “tre appartamenti per gli inviati”, come se fosse l’azienda Rai a pagarne le spese. (Continua a leggere dopo la foto)

In sostanza questa, come altre affermazione del tg satirico, risultano secondo viale Mazzini, non corrispondenti al vero e per tale ragione la Rai con i suoi uffici legali sta predisponendo un’azione legale in linea anche con la richiesta degli stessi corrispondenti d’intesa con l’Usigrai che hanno chiesto all’azienda di smetterla con un silenzio che considerano “riprovevole”. (Continua a leggere dopo la foto)

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A quanto risulta all’Adnkronos, infatti, è proprio di questa mattina una mail inviata dal fiduciario dei corrispondenti, in accordo con l’Usigrai, all’amministratore delegato della Rai e al Dg, nella quale i corrispondenti stessi chiedono all’azienda di smentire le notizie destituite di fondamento e tutelare l’immagine dei dipendenti e, quindi, anche dell’azienda Rai in ogni sede, pronti, in caso contrario, a farlo da soli (“Se il silenzio dei vertici aziendali dovesse proseguire i corrispondenti valuteranno ulteriori passi anche legali per ottenere il rispetto dei propri diritti”, si legge nella missiva). Un segnale in questo senso è già arrivato da uno dei corrispondenti da New York, Claudio Pagliara, che ieri su Twitter ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali.

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