Carlo Conti torna a parlare di qualcosa di importante e lo fa mettendo subito un punto fermo: il prossimo anno non sarà lui a guidare la kermesse. Un messaggio che il conduttore ribadisce con chiarezza, dopo giorni di riflessioni e battute che avevano alimentato il dibattito su chi potrebbe raccogliere la sua eredità sul palco dell’Ariston. Un passaggio di testimone che, nelle sue parole, appare ormai definitivo.
Solo pochi giorni fa Conti aveva scherzato sull’identikit del possibile successore al Festival, evocando qualcuno “più giovane, aitante e belloccio”, una frase che aveva fatto pensare a una sorta di investitura indiretta per Stefano De Martino, anche alla luce di un contratto che prevederebbe un’opzione proprio per Sanremo 2027. Un’ironia che aveva acceso le ipotesi e le speculazioni, ma che oggi lascia spazio a una riflessione più concreta e meno legata all’immagine.
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Carlo Conti e le parole su Stefano De Martino che fanno discutere
Intervenendo a Radio Subasio, il conduttore corregge infatti il tiro e sposta l’attenzione su un aspetto ben più sostanziale. “Serve qualcuno che abbia il know how e l’esperienza, le ore di volo per poter guidare una macchina del genere”. Una dichiarazione che ridimensiona il peso dei requisiti anagrafici o estetici e riporta il discorso sulla complessità organizzativa e creativa del Festival, e che è sembrata una sorta di bocciatura verso Stefano.

Conti sostiene che “C’è solo l’imbarazzo della scelta”, ma è una frase che sembra più una formula di rito che una reale fotografia della situazione. Perché, guardando al panorama televisivo attuale, sono davvero pochi i conduttori che avrebbero l’esperienza e l’autorevolezza necessarie per prendere in mano le redini di Sanremo. A meno, come suggerisce implicitamente lo stesso Conti, di tornare a separare nettamente i ruoli di direttore artistico e conduttore, alleggerendo così il peso che grava su una sola figura.
Ed è proprio su questo punto che il conduttore insiste con maggiore convinzione. “Il ruolo più importante è la direzione artistica del Festival. È il ruolo che determina le scelte, non solo delle canzoni ma di tutto il resto, dalla regia alle immagini, dalle luci alla scena, dagli ospiti a tutto il resto”. Parole che svelano il cuore del problema solo nella seconda parte del discorso: Sanremo non è solo conduzione, ma una macchina complessa che richiede visione, esperienza e capacità di tenere insieme ogni dettaglio.


Gli ascolti, come ogni anno, saranno il termometro del successo della manifestazione. Ma anche un eventuale nuovo record con Sanremo 2026 non cambierebbe i piani di Conti. “È un buon motivo per lasciarlo perché alzare l’asticella sempre di più è impossibile. L’anno scorso abbiamo battuto tutti i record immaginabili”. Un modo elegante per dire che il ciclo può dirsi concluso, qualunque sia il risultato finale. Della serie: “Vada come vada, può bastare così”. E, a giudicare dal tono, non sembra esserci spazio per ripensamenti.


