Il fenomeno più inquietante tramite chiamate è tornato al centro del dibattito pubblico. Negli ultimi mesi, infatti, in Italia si è registrato un sensibile aumento delle segnalazioni legate a molestie, raggiri e tentativi di furto di dati personali attraverso chiamate da numeri falsificati o sconosciuti. Un tema affrontato anche a Quarta Repubblica, il programma di approfondimento di Rete 4 condotto da Nicola Porro, dove esperti e ospiti hanno analizzato le nuove forme di manipolazione telefonica che stanno mettendo in allarme migliaia di cittadini.
A parlarne in studio è stata soprattutto Rita Dalla Chiesa. Si tratta di un fenomeno in costante evoluzione, che sfrutta tecniche sempre più sofisticate. In particolare, lo “spoofing” – ovvero la falsificazione del numero chiamante – consente a truffatori e call-center abusivi di apparire come interlocutori affidabili, spesso fingendo di essere banche, aziende note o enti pubblici. Una pratica che ha colpito soprattutto gli anziani, considerati più vulnerabili a questo tipo di inganno, ma che ormai riguarda tutte le fasce della popolazione. Dietro queste chiamate, spesso, si celano reti organizzate che operano in modo sistematico, con l’obiettivo di ottenere dati sensibili o informazioni bancarie.
Leggi anche: “Non dovevo dirlo in tv”. Rita Dalla Chiesa, dopo tanti anni la rivelazione su Fabrizio Frizzi

Rita Dalla Chiesa rompe il silenzio sulle truffe telefoniche e i suoi pericoli
Durante la trasmissione, la deputata di Forza Italia Rita Dalla Chiesa ha voluto condividere la propria esperienza personale, lanciando un appello alla prudenza. “Sarà che io sono figlia di carabiniere, quindi sto molto attenta alle cose, però se io vedo un prefisso che non conosco, 02. 02 è Milano, potrebbe essere Mediaset, come potrebbe essere la mia famiglia”, ha raccontato. Parole che hanno suscitato grande attenzione tra il pubblico, proprio per la semplicità con cui descrivono una situazione ormai familiare a molti italiani.

La deputata ha poi spiegato come spesso i numeri appaiano del tutto irriconoscibili: “Non rispondo perché non vedo, però di Mediaset conosco i numeri e della mia famiglia lo stesso, però ci sono dei numeri 444, oppure ci sono dei numeri strani. Perché questi chiamano e hanno la possibilità di entrare nel mio sistema telefonico con dei numeri che non esistono?”. Un interrogativo che riassume bene la sensazione di smarrimento e insicurezza diffusa tra gli utenti, che si trovano esposti a un sistema sempre più opaco e difficile da controllare.
Rita Dalla Chiesa ha aggiunto un’osservazione che mette in luce i rischi di queste chiamate: “In quella frazione di secondo, di silenzio, loro in qualche modo possono entrare in contatto con i tuoi dati personali, con i tuoi dati sensibili. Non so come questo sia possibile, ma se hanno il numero di telefono di casa è chiaro che è un numero che non dovrebbero avere. A me succede continuamente, però io sarò maleducata, ma io non rispondo”. Un atteggiamento prudente che, come sottolineato anche dagli esperti in studio, rappresenta la miglior forma di difesa contro tentativi di frode o intrusione.

Le telefonate moleste dei #callcenter
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) October 27, 2025
L'intervento di Rita #DallaChiesa#quartarepubblica pic.twitter.com/oaUXKq0z4e
La parlamentare ha poi concluso con un consiglio pratico, rivolto a tutti i telespettatori: “Io non rispondo ai numeri che non ho in memoria. Cioè, se tu mi telefoni e ho il tuo numero in memoria, allora io vedo Nicola e rispondo. Ma se io vedo un numero che non conosco, io non rispondo”. Una regola semplice, ma efficace, in un’epoca in cui le truffe digitali si camuffano sempre più abilmente da normali contatti telefonici.
La puntata di Quarta Repubblica ha così acceso i riflettori su un problema che non è solo tecnologico, ma anche culturale: imparare a riconoscere le insidie di un mondo connesso, dove una semplice telefonata può trasformarsi in un tentativo di frode. E dove la diffidenza, oggi più che mai, è diventata una forma necessaria di autodifesa.


