Nobel letteratura, ecco chi sono i tre favoriti. Chi preferite?

Sarà annunciato giovedì 9 ottobre alle 13.00 il vincitore del Nobel per la Letteratura 2014. Lo comunica il sito ufficiale del premio. Tra pronostici e scommesse secondo i bookies è sempre al top tra i primi dieci lo scrittore giapponese Haruki Murakami, ma a pari merito con l’africano Ngugi Wa Thiong’o che la società di scommesse britannica Ladbrokes quota 4 a 1. A tre giorni dall’annuncio sale sempre più in alto la bielorussa Svetlana Alexievich pubblicata in Italia dalle Edizioni E/O.

Murakami Haruki è nato a Kyoto ed è cresciuto a Kobe. È autore di molti romanzi, racconti e saggi e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Carver, Capote e Salinger. Con La fine del mondo e Il paese delle meraviglie Murakami ha vinto in Giappone il Premio Tanizaki. Tra i libri pubblicati da Einaudi troviamo Dance Dance Dance, La ragazza dello Sputnik, Underground, Tutti i figli di Dio danzano, Norwegian Wood, L’uccello che girava le Viti del Mondo, Kafka sulla spiaggia, After Dark, L’elefante scomparso e altri racconti, L’arte di correre, Nel segno della pecora, I salici ciechi e la donna addormentata, 1Q84, A sud del confine, a ovest del sole,L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio (2014). Fra marzo e maggio del 2013 Einaudi ha pubblicato i dodici titoli della uniform edition nei Super ET, con le copertine di Noma Bar. Del 2013 anche il saggio musicale Ritratti in Jazz con i disegni di Wada Makoto. Fin dal suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembrava appartenere alla tradizione nipponica.


Ngugi Wa Thiong’o nacque il 5 gennaio 1938 a Kamiriithu, nei pressi di Limuru nel distretto di Kiambu, in Kenya, in una zona popolata dall’etnia Kikuyu, e fu battezzato “James Ngugi”. Durante la rivolta dei Mau-Mau, perse il fratellastro, e sua madre fu catturata e torturata. Frequentò la scuola missionaria locale, diventando un cristiano devoto. Nel 1963 si laureò alla Makerere University di Kampala, in Uganda; ma già l’anno prima era iniziata la sua carriera letteraria, con la messa in scena della sua opera teatrale The Black Hermit (“L’eremita nero”), che fu anche la prima opera teatrale in lingua inglese pubblicata in Africa Orientale. Nel 1964 pubblicò il suo primo romanzo, anche in questo caso il primo in Africa Orientale, Se ne andranno le nuvole devastatrici (Weep Not, Child), scritto mentre frequentava la Leeds University, in Inghilterra. Nel successivo The River Between (1965) affrontò per la prima volta il tema della rivolta dei Mau-Mau, ponendola sullo sfondo di una storia d’amore contrastata dal conflitto fra cristiani e non-cristiani. La svolta, letteraria e politica, venne con A Grain of Wheat (“Un chicco di grano”, 1967), romanzo nel quale Ngugi espresse per la prima volta posizioni esplicitamente marxiste-fanoniste. Nel libro, la difesa della proprietà collettiva della terra viene rappresentata come strumento fondamentale di riscatto per il popolo keniota. Anche in questo caso l’ambientazione è il Kenya della ribellione Mau-Mau, descritta in toni quasi epici. Poco tempo dopo la pubblicazione di A Grain of Wheat, Ngugi rinnegò la propria fede cristiana e l’uso della lingua inglese, abbandonando anche il suo nome “coloniale” James Ngugi e adottando quello completamente kikuyu di Ng?g? wa Thiong’o. Successivamente iniziò a scrivere esclusivamente nella lingua nativa del suo popolo, il gikuyu, e in swahili, iniziando a esprimere posizioni politiche sempre più apertamente ostili al potere politico di quegli anni. Riuscì tuttavia a ottenere e mantenere una cattedra presso l’Università di Nairobi. L’opera teatrale Ngaahika Ndeenda (“Mi sposerò quando lo vorrò”, 1977) causò il suo arresto, ordinato dal vicepresidente Daniel arap Moi. Mentre si trovava nel carcere di Kamiti, Ngugi scrisse il suo primo romanzo in gikuyu, Caitaani m?tharaba-In? (“Diavolo in croce”) su alcuni rotoli di carta igienica. Fu rilasciato nel 1977, ma non gli fu concesso di tornare a insegnare a Nairobi. Nel 1981 pubblicò Detained (“Detenuto”), il diario dei suoi anni in prigione, e l’anno successivo, anche in seguito a minacce e molestie subite dalla sua famiglia, scelse l’esilio volontario, trasferendosi negli Stati Uniti il 5 giugno. Nel 1986 pubblicò il saggio Decolonizing the Mind: The Politics of Language in African Literature (“Decolonizzare la mente: la politica della lingua nella letteratura africana”, 1986), in cui sostenne l’importanza delle lingue africane in letteratura. L’anno successivo pubblicò una delle sue opere di maggior successo, Matigari, una satira basata su un fiaba tradizionale kikuyu. Nel 1992 divenne docente di letteratura comparata, prima presso Yale e poi presso l’Università di New York. La sua ultima opera (la prima dopo circa un ventennio di silenzio), Wizard of the Crow, è stata pubblicata nel 2006 da Random House. (Newsly)

Svetlana Alexievich è una giornalista bielorussa. È nota soprattutto per essere stata cronista, per i connazionali, dei principali eventi dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo: dalla Guerra in Afghanistan, al disastro di Chernobyl, ai suicidi seguiti alla scioglimento dell’URSS. Su ognuno di questi particolari argomenti ha scritto libri tradotti anche in altre lingue, che le sono valsi la fama internazionale e importanti riconoscimenti. Con le sue opere tradotte in molte lingue, si è fatta conoscere in tutto il mondo: “La guerra non ha un volto di donna” (sulle donne sovietiche al fronte nella seconda guerra mondiale), “Ragazzi di zinco” (sui reduci della guerra in Afghanistan), Incantati dalla morte (sui suicidi in seguito al crollo dell’URSS), Preghiera per Cernobyl’ (sulle vittime della tragedia nucleare). Delle sue vicende biografiche è oggi noto soprattutto che, perseguita dal regime del Presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko, è stata costretta a lasciare il paese perché su di lei gravava l’accusa di essere un agente della CIA. Attualmente vive a Parigi. (Wikipedia)

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