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“È morto questa mattina”. Lutto in Rai, Federica Sciarelli e Chi l’ha Visto i primi a dare la triste notizia

Un grande lutto ha colpito il mondo della televisione e del giornalismo italiani: si è spento all’età di 97 anni uno dei volti storici dell’informazione, un professionista che ha segnato intere generazioni con il suo stile sobrio e rigoroso. La notizia ha subito suscitato un’ondata di commozione e di affetto, non solo tra i colleghi ma anche tra i telespettatori che ne hanno seguito per anni il lavoro. Un uomo che ha attraversato decenni di cronaca internazionale raccontando con lucidità e competenza i fatti più significativi della storia contemporanea.

La sua carriera era cominciata giovanissimo, a soli vent’anni, quando aveva mosso i primi passi come redattore di Italia Socialista e del Giornale. Negli anni Cinquanta, si era già distinto per una spiccata capacità di osservazione e una scrittura puntuale, fondando e dirigendo il settimanale Domenica Sera. In quel periodo aveva anche lavorato come assistente ai programmi per la Bbc e, poco dopo, era diventato corrispondente da Londra per Il Messaggero, incarico che avrebbe proseguito poi dagli Stati Uniti, sempre per lo stesso quotidiano, fino alla metà degli anni Ottanta. Una carriera costruita tra le capitali della politica e dell’informazione, con uno sguardo sempre attento ai cambiamenti sociali e politici.

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Lutto in Rai, morto lo storico corrispondente

Solo successivamente, nel 1987, avrebbe assunto un ruolo fondamentale per la Rai come corrispondente da New York per il Tg3, incarico che mantenne fino al 1992. Stiamo parlando di Lucio Manisco, un nome che da quel momento sarebbe diventato sinonimo di informazione seria e internazionale per il pubblico televisivo italiano. La sua voce, le sue corrispondenze dagli Stati Uniti, divennero un punto di riferimento, in particolare durante i grandi eventi della fine della Guerra Fredda. Il suo stile asciutto ma mai distaccato gli aveva guadagnato il rispetto di colleghi e politici, ma soprattutto dei telespettatori, che lo consideravano una figura familiare e autorevole.

Alla sua passione per il giornalismo aveva saputo affiancare un forte impegno politico. Fu infatti eletto deputato nel 1992 e poi ancora nel 1996, come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. Nel 1995-96 assunse anche la direzione del quotidiano Liberazione. Il suo impegno europeo fu altrettanto significativo: fu eletto al Parlamento Europeo nel 1994, e nuovamente nel 1999, questa volta nelle file dei Comunisti Italiani. Un percorso coerente con le sue idee, che lo portarono a candidarsi ancora nel 2004, sebbene in quell’occasione non venne rieletto. Sempre in prima linea, Manisco è stato uno degli ultimi intellettuali a incarnare un’idea di giornalismo e politica strettamente intrecciati.

Il suo ricordo è ancora vivo tra i colleghi: sui canali social, Federica Sciarelli e la redazione di Chi l’ha visto? hanno voluto esprimere pubblicamente il proprio cordoglio, ricordando Manisco come “il corrispondente Rai dagli Stati Uniti che tutti ricordano”. Un omaggio sentito, che ben descrive quanto fosse profonda la stima nei suoi confronti. La sua morte lascia un vuoto importante, ma il suo insegnamento, fatto di rigore, passione civile e spirito critico, resterà come patrimonio del giornalismo italiano.


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