C’è un filo sottile che lega la comicità più popolare alla malinconia più profonda, ed è lo stesso che attraversa la lunga carriera di Lino Banfi. Volto amatissimo del cinema e della televisione italiana, capace di far ridere intere generazioni con personaggi entrati nell’immaginario collettivo, Banfi è anche un uomo che non ha mai smesso di fare i conti con le proprie fragilità. Dietro il sorriso contagioso e le battute irresistibili, si nasconde infatti una storia fatta di sacrifici, cadute e momenti difficili che hanno segnato il suo percorso umano prima ancora che artistico.
Nato in Puglia e cresciuto in un’Italia ancora segnata dalla guerra, Banfi ha costruito il suo successo passo dopo passo, partendo da palcoscenici modesti e affrontando rifiuti, delusioni e ostacoli. La sua comicità, spesso leggera e immediata, affonda le radici proprio in quelle esperienze: una vita vissuta intensamente, tra sogni rincorsi con ostinazione e realtà che non sempre faceva sconti. È anche per questo che, quando si racconta, lo fa senza filtri, alternando ironia e confessioni intime che sorprendono per sincerità.

Lino Banfi, il racconto choc mai fatto
Ed è proprio in questo solco che si inserisce il suo ultimo racconto, emerso durante un’intervista radiofonica, dove l’attore ha deciso di aprire una finestra su uno dei momenti più delicati della sua giovinezza, lasciando emergere un lato inedito e profondamente umano della sua storia.
Nel corso di una recente intervista a Radio 2 Stai Serena, condotto da Serena Bortone e Max Cervelli su Rai Radio 2, l’attore ha ripercorso alcune tappe fondamentali della sua vita, tra ricordi personali e momenti che hanno segnato la sua crescita. Il tutto in occasione della presentazione del libro 90, non mi fai paura, dove Banfi si racconta senza filtri.

“Mio fratello più grande vide che io non tornavo da dietro il palcoscenico. Io stavo guardando delle corde alte. Stavo facendo il pensierino di andare lassù. Mio fratello capì in tempo e mi prese così. Mi stava per dare uno schiaffo. Io mi ero esibito, avevo fatto le imitazioni dei cantanti. Però c’era uno ubriaco che mi buttò in faccia delle scorze di fichi d’India. Io ci rimasi malissimo. Finì che me ne andai subito nelle quinte. Non fecero in tempo neanche a farmi l’applauso”.
Un episodio duro, che racconta tutta la fragilità di un ragazzo alle prime armi, ferito nell’orgoglio proprio nel momento in cui cercava di farsi strada. Da lì, però, prende forma anche la determinazione che lo porterà negli anni a costruire una carriera straordinaria, fatta di sacrifici e piccoli passi.
Nel corso dell’intervista, Banfi ha poi allargato lo sguardo alla sua vita privata, soffermandosi sul rapporto con la moglie Lucia e sulle difficoltà economiche degli inizi: “Lucia aveva un negozio di parrucchiera avviatissimo. Io tornavo dall’Ambra Jovinelli e dal Volturno a mezzanotte. Tre spettacoli e tre volte il film. Arrivavo a casa stanco. Lei mi preparava la cena- ricorda l’attore – Rosanna era piccola. La mettevo sul ginocchio e cantavo: ‘Vedrai, vedrai che cambia’. Lei si commuoveva. Rosanna però diceva: ‘Papà, canti sempre vedrai, vedrai, ma qui la bistecca quando si mangia?’. Era una pugnalata. Io soffrivo tutte queste cose. Dicevo: ‘Un giorno succederà’. Ed è successo”.

Parole che raccontano non solo la fatica quotidiana, ma anche la forza di chi non ha mai smesso di credere nel proprio sogno, nonostante le difficoltà e i sacrifici familiari. Un percorso lungo, fatto di attese e speranze, che alla fine ha trovato il suo compimento.
Infine, con la consueta ironia che lo contraddistingue, l’attore ha parlato anche dei suoi rimpianti, mescolando leggerezza e riflessione: “Io muoio con molti scrupoli e molte dannazioni che non ho fatto in tempo a fare queste cose. Non ho mai fatto una crociera, non so nuotare, non so sciare, Non so andare a cavallo, non so fare ginnastica e non so fare footing. Ma c’ho i muscoli buoni, c’ho la carnagione buona – dice scherzando – lì è merito della burrata e di altri prodotti”.
E poi, la chiusura che spiazza e strappa un sorriso, perfettamente nello stile di Banfi: “Sai quali sono i miei rimorsi? – conclude Banfi – che non mi sono mai drogato davvero, non conosco il sapore della Nutella, non ho mai visto un film pornografico. Non è che non lo voglio vedere, non l’ho mai visto. Per fumare la marijuana dovevo spendere mille lire e io con mille lire mi compravo cinquanta supplì”.


