A quasi vent’anni dall’uccisione di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione tra nuove verifiche investigative e un acceso dibattito pubblico. In questo contesto, Marco Poggi, fratello della vittima e rimasto a lungo lontano dai riflettori, ha deciso di intervenire in televisione per chiarire la propria posizione e rispondere alle ricostruzioni circolate negli ultimi mesi.
Nel corso dell’intervista, Poggi ha spiegato che la scelta di parlare nasce dal fatto che, con la riapertura di accertamenti e l’intensificarsi delle discussioni, anche il suo nome è stato citato con maggiore frequenza. Ha riferito di voler porre un limite ad “allusioni” e “ipotesi” che, a suo dire, hanno alimentato un clima di sospetto attorno alla sua figura.
Intervista a Quarto Grado: le ragioni della scelta di esporsi
Marco Poggi ha ricordato di avere evitato per anni interviste e presenze mediatiche. Ha affermato che il silenzio, nel tempo, avrebbe favorito la nascita di versioni alternative e illazioni, ritenute prive di riscontri. Secondo quanto dichiarato, la decisione di parlare avrebbe quindi l’obiettivo di rendere più chiara la sua posizione e ridurre lo spazio per interpretazioni non supportate da elementi oggettivi.
Nel colloquio televisivo, ha inoltre descritto come particolarmente pesanti le conseguenze personali delle accuse emerse in alcune ricostruzioni, comprese quelle che hanno ipotizzato un suo coinvolgimento diretto nel delitto. Ha definito tali insinuazioni difficili da superare sul piano umano.

Tra i temi affrontati, Poggi ha respinto alcune voci circolate nel tempo sul suo conto, compresa quella relativa a un presunto ricovero in una struttura psichiatrica. Ha sostenuto che si tratti di indiscrezioni non corrispondenti al vero e ha collegato la loro diffusione anche all’assenza di sue dichiarazioni pubbliche negli anni passati.
Ha poi negato con fermezza le teorie che lo avrebbero collegato a un presunto giro di droga insieme ad altre persone citate nel dibattito mediatico, tra cui Andrea Sempio e Stefania Cappa. Interpellato sull’uso di cocaina, ha dichiarato di non averla mai assunta e ha criticato la proliferazione di ricostruzioni che, a suo avviso, non poggiano su dati verificabili.

Un passaggio centrale dell’intervista ha riguardato la linea della famiglia Poggi rispetto agli sviluppi più recenti e al ritorno di attenzione investigativa su Andrea Sempio. Marco Poggi ha riferito di avere consultato documentazione e atti richiamati nel dibattito, ma di non aver maturato elementi sufficienti per modificare la propria valutazione complessiva.
Ha ribadito che, per la famiglia, il riferimento resta l’esito dei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Nel ricostruire il proprio percorso, ha ricordato che, nella fase iniziale, anche lui aveva ritenuto plausibile l’innocenza dell’ex fidanzato di Chiara, cambiando poi orientamento dopo l’analisi degli atti e l’evoluzione giudiziaria.

Marco Poggi ha parlato anche del rapporto con Andrea Sempio, descritto come un amico di lunga data. Ha dichiarato di non avere mai riscontrato elementi tali da convincerlo di un coinvolgimento di Sempio nell’omicidio e ha espresso perplessità rispetto a ricostruzioni che attribuirebbero all’uomo un interesse ossessivo nei confronti di Chiara, evidenziando l’assenza di contatti che, secondo la sua versione, renderebbe poco coerente tale ipotesi.
Nel corso dell’intervista è stata inoltre citata la cosiddetta impronta 33, individuata su una parete lungo la scala che conduce alla cantina della villetta di via Pascoli. Poggi ha raccontato che gli investigatori gli mostrarono un’immagine della traccia durante un interrogatorio, indicandogli che sarebbe stata attribuita ad Andrea Sempio. Ha aggiunto di essere rimasto colpito dal colore rosso presente nella foto, interpretato inizialmente come sangue, e di avere compreso solo successivamente che si trattava del reagente utilizzato per l’evidenziazione.

Il ricordo di Chiara Poggi e la richiesta di rispetto
Oltre agli aspetti investigativi e giudiziari, Marco Poggi ha richiamato il peso della lunga esposizione mediatica sul dolore della famiglia. Ha affermato che la sorella non avrebbe voluto essere associata per anni a una narrazione pubblica così invasiva e ha invitato a mantenere attenzione e rispetto nei confronti della vittima.
Infine, ha dichiarato di non avere mai visto i presunti video intimi citati in alcune ricostruzioni recenti, riferendo di averne sentito parlare in passato solo in relazione a una conversazione su MSN. Ha concluso con un appello a interrompere la diffusione di sospetti non supportati da prove, sottolineando l’impatto che tali dinamiche avrebbero avuto sulla famiglia Poggi.


