«Meno effusioni». La Chiesa “censura” il segno di pace

Sobrietà contro passione. È ciò che pensano i fedeli davanti a una nuova direttiva del Vaticano sul tradizionale segno di pace. La Santa Sede non mette in discussione quel momento del rito, ma chiede che sia esercitato evitando eccessi e spostamenti tra i banchi delle chiese. In discussione anche i canti che accompagnano la stretta di mano. Questo è il senso di una diposizione ad hoc emanata dalla Congregazione per il culto divino. Lo scopo è quello di mantenere misurata la liturgia, evitando gesti eccessivi e di quasi spettacolarizzazione. La Congregazione, consegnando la lettera agli episcopati di tutto il mondo, dà anche alcune indicazioni pratiche. Oltre alla necessità che nello scambio della pace non vi sia l’introduzione di un canto (del resto, inesistente nel rito romano) e lo spostamento dei fedeli dal proprio posto, prescrive altresì di evitare l’abbandono dell’altare da parte del sacerdote per dare la pace ad alcuni fedeli. E, ancora, si raccomanda di evitare che in alcune circostanze il rito sia occasione per felicitarsi o per esprimere condoglianze tra i presenti. Lo scambio della pace, questa è la ratio, deve rimanere un momento di preparazione a ricevere Cristo nell’eucarestia e non può trasformarsi in un saluto, o uno show tra i partecipanti alla messa.