Massimo Giletti, rabbia e delusione. Il giornalista vuota il sacco: “Cosa ha fatto la Rai…”

Per Massimo Giletti il 2020 non è iniziato certo nel migliore dei modi. L’amato conduttore ha perso il padre sabato 4 gennaio. Emilio Giletti è morto a 90 anni lasciando un grande vuoto in tutta la sua famiglia. Il padre di Massimo Giletti non aveva alcuna patologia ed è morto per cause naturali. Per Massimo è stata una sofferenza atroce. Perché non importa quanti anni tu abbia o quanti ne abbiano i tuoi genitori, quando vengono a mancare è una tragedia.

Poi l’emergenza sanitaria che da fine febbraio ha colpito l’Italia. Insomma, un anno iniziato col piede sbagliato. “Non si è mai pronti quando se ne va via una persona cara, anche se mio padre aveva 90 anni…” aveva spiegato Massimo Giletti nel video. “Ho ricevuto tantissimi messaggi d’affetto, è difficile rispondere a tutti”. In un momento tanto duro da sopportare, i messaggi dei suoi fan e dei colleghi erano stati preziosi. (Continua a leggere dopo la foto)


Ora il conduttore, in un’intervista rilasciata al programma radiofonico No Stop News su RTL 102.5, è tornato a parlare di quei dolorosi momenti. E non ha fatto mistero di essere rimasto deluso dall’indifferenza della Rai in un momento così complicato della sua vita. Il giornalista, infatti, ha lavorato tanti anni a via Teulada e la scelta di non inviare neanche un telegramma l’ha lasciato molto amareggiato e deluso. (Continua a leggere dopo la foto)

“Dalla Rai nemmeno un telegramma – ha detto – E questo la dice lunga”, ha detto durante l’intervista il conduttore di ”Non è l’Arena”, in onda su La7, dove è approvato dopo aver lasciato la Rai. In una intervista rilasciata a Maurizio Costanzo, Giletti aveva raccontato l’addio all’azienda, svelando di essere stato cacciato. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Mi ha dato fastidio perché non me l’hanno comunicato, l’ho letto su TvBlog che avevano chiuso il programma. Il giorno prima – aveva confessato Giletti – avevo intuito che qualcosa non andava ma mi sembrava incredibile che chiudessero un programma con oltre 4 milioni di ascoltatori con 7-8 milioni di pubblicità all’anno. Mi sembrava improbabile perché la gente pagava il canone per vedermi. E su La7 mi sono portato il nome l’Arena perché accende la dialettica fin da subito”.

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